Mario Porro: Ipotiposi

di Antonio Devicienti

Incontrare un libro, entrarvi dentro e trovarsi a percorrere (stupefatti e appagati, sempre più coinvolti e incuriositi, grati e invasi da un bellissimo senso di libertà) itinerari molteplici, territori vastissimi, vere mappe del sapere: Ipotiposi. Vagabondare per immagini (Edizioni Medusa, Milano 2020) di Mario Porro è esattamente quest’esperienza.

Catena, rete, orologio, nuvola, ombra, fango, acqua, mare, terra/mare, foresta, fra la terra e il mare sono le tappe che costituiscono il libro il quale andrebbe attraversato secondo più prospettive: la prima potrebbe essere quella, apparentemente ovvia, di leggere dalla prima all’ultima pagina, senonché ogni pagina apre ulteriori orizzonti, suggerisce nuovi itinerari (seconda prospettiva di lettura), si connette ad altri libri – e, infatti, ogni capitolo è chiuso da una ghiotta bibliografia che suggerisce sicuri punti di riferimento, ma che non è mai definitiva e che richiede approfondimento (terza prospettiva); una quarta prospettiva è quella di abbandonarsi al flusso delle visioni che continuamente sorgono durante la lettura, ché questo libro realizza una felice giuntura tra la cosiddetta cultura umanistica e la cosiddetta cultura scientifica (temo, infatti, che malgrado le molte petizioni di principio tale dannosa e inaccettabile dicotomia viga ancora, trovando già nella scuola un luogo nel quale e dal quale tale pregiudizio viene praticato e diffuso con danni incalcolabili), Ipotiposi abbraccia in pieno un vagabondare che non è disordinato o improvvisato o furbesco saltabeccare da un autore a un altro, da una teoria a un’altra, da un tema a un altro, ma rigoroso procedere attraversando saperi e opere che dicono la ricchezza e la complessità del reale.

Certo, ci sono autori irrinunciabili per Porro e talvolta già oggetto di suoi libri precedenti (Gaston Bachelard, Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Primo Levi, Benoît Mandelbrot, Michel Serres – amatissimo quest’ultimo – e potrei continuare), ma la tramatura di Ipotiposi rivela fin da subito la gioia e il piacere che scaturiscono dallo studio e dalla scrittura. È un pensiero felice di potersi dispiegare, di trovare connessioni, di viaggiare tra i diversi paesaggi del conoscere, di vedere e di ascoltare – l’arte del guardare non si disgiunge mai da quella dell’ascoltare le diverse voci che animano la ricerca del sapere. Per questo siamo innanzi a un libro accogliente e ospitale, affabile e dalla scrittura limpida ed elegante, stratificato e sapiente (ma senza la benché minima saccenteria o il più piccolo narcisismo) e per questo è possibile respirarvi l’ossigeno puro dell’antidogmatismo e della revoca in dubbio di ogni nuova posizione di pensiero appena raggiunta – e non si dimentichi la costante presenza della bellezza, laicissima anima mundi che si dà a vedere traverso le più innovative teorie scientifiche, i più classici versi poetici, le più ardite filosofie che tramano di sé le pagine di Ipotiposi.