Persefone e un quaderno

di Antonio Devicienti

 

l'accesso al labirinto

 

Leggo, apprezzo e avverto il desiderio di commentare questi testi in versi che Marilena Renda pubblica in uno spazio raffinato e molto stimolante: Morel – voci dall’isola.

Si tratta di un contrappunto in versi al mito di Proserpina/Persefone, come specifica l’autrice nella presentazione, si tratta in particolare d’immaginare «qualcosa della sua vita» durante i mesi che trascorre nell’Ade in attesa della primavera.

Al di là della fecondità ininterrotta dei miti, della loro presenza e pregnanza di senso, nel caso presente esiste la connessione con la “sicilianità” del mito di Proserpina in perfetta coerenza con il libro più recente di Marilena (Fate Morgane), ma, tengo a dirlo, non è questo l’aspetto decisivo: sì, invece, lo sviluppo di un quaderno che racconta l’amore e il rapporto con il mondo, con la luce e col buio, la maturazione attraverso il sesso e l’amore di una femminilità che, pur offesa dalla violenza, conquista la consapevolezza di sé e dei propri sentimenti, diventa persona attraversando il buio e l’enigma e conquistando la lucidità necessaria per vedere e comprendere sé in rapporto con la madre, con Ade, con un mondo infero in quanto appartenente alle regioni inabissate della psiche.

Certamente il Quaderno di Persefone è ciclo più ampio e preludio a un libro futuro, ma i testi qui anticipati conducono la poesia nel mondo infero dell’amore e della conoscenza di sé, vale a dire nel mondo velato e sotterraneo, magmatico e vitale per rovesciato paradosso: Ade e Proserpina, divinità dei morti, in questi versi di Marilena esperiscono una passione che li conduce oltre sé stessi, partecipi del ciclo della natura che è, appunto, morte invernale e rinascita primaverile, sottrazione dalla luce e restituzione alla luce.

Forse è riconoscibile una tensione metamorfica di segno empedocleo restituita tramite un linguaggio a sua volta mobilissimo ed espressivo, convincente anche grazie al verso libero, mentre, nello stesso tempo, ogni testo s’accampa in architetture rigorose e simmetriche, come se il disordine iniziale dovuto alla violenza e all’oscurità del proprio destino si risolvesse poi nel conquistato amore, nella maturazione dell’età acerba e spensierata, nella dialettica tra mondi apparentemente opposti (luce/buio, sopra/sotto, prima/dopo, freddo/caldo) che determina il passaggio dallo stadio dell’inconsapevolezza a quello della coscienza.

E il quaderno è un andirivieni tra luoghi e momenti della storia mitica, esito di oscillazioni tra opposte sponde, variazioni intorno a un mito che non smette di parlarci perché contiene i segreti del nostro stesso essere emersi alla nascita ed esserci incamminati verso la coscienza – e la poesia torna a essere il canto, la sintassi, il ritmo per provare a dire tutto questo.