Per bell hooks

di Antonio Devicienti

Scrive Maria Nadotti a conclusione del suo intervento pubblicato su Doppiozero in ricordo di bell hooks:

le vite che ufficialmente “non contano” sono forse la promessa più luminosa di cui disponiamo per non accontentarci di sopravvivere e bell non si è stancata di ripeterlo e di dimostrarlo. Quel suo insistere sul concetto che il margine non è un destino e il centro non è una meta, quel suo “fare comunità” abitandoli entrambi senza appartenere né all’uno né all’altra, le hanno permesso e permettono a noi di pensare al femminismo come a una passione radicale che contesta il potere invece di reclamarlo. E la scrittura, che per hooks è uno spazio di resistenza, diventa un luogo da cui guardare altro e meglio, anche quando tutto sembra condurre alla stasi, al per sempre o al mai più.