Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: attraversamenti

La stanzanima della poesia: su “Krankenhaus” (e non solo) di Luigi Carotenuto

catania

 

Un libro in poesia composto da 29 testi brevi e brevissimi in virtù di una lingua poetica rasciugata a oltranza al fine di riuscire a dire (o almeno ad alludere nell’immensità stordente dell’assenza e del dolore) – intendo Krankenhaus (Gattomerlino, Roma 2020) di Luigi Carotenuto il quale accetta una sfida come minimo doppia: affrontare il tema della malattia e della morte di una persona cara (tema nient’affatto nuovo, ma, anzi, ricorrente nella poesia degli ultimi decenni) e confrontarsi con l’insufficienza del linguaggio di fronte alla malattia e alla morte. 

Questo significa che al dato biografico si sovrappone la messa in opera di un’indagine sul se e sull’eventuale come lo scrivere in poesia possa addentrarsi senza patetismi, sentimentalismi, banalità nell’oscura, impervia regione che il titolo stesso dell’opera denomina “Krankenhaus” e che ai miei occhi non si limita a essere soltanto un prelievo dal tedesco (“ospedale”: alla lettera “casa, ovvero ospizio dei e per i malati”), ma esplicita il nome così franto e doloroso già in quella sequenza di k-r e poi n-k e quindi della forte aspirazione di h per terminare con una s di aspro suono; all’interno del libro lo stesso esergo da Residenze invernali di Antonella Anedda ulteriormente ci introduce in quella che ho chiamato regione di un’esperienza esistenziale e di una scrittura che confina direttamente con l’ammutolire e con il silenzio.

Benissimo scrive Leonardo Barbera nella Presentazione a pagina 7 (testo a sua volta perfettamente integrato nel libro e di notevole scrittura): «Come si dice “ospedale” in tedesco? Questa era la domanda del quiz, in un pub vicino all’ospedale in cui era ricoverato mio padre. L’effetto della parola che si cercava era di frizione tra il dolore che provavo e il gioco, e fu quasi sorprendente, come la risposta: Krankenhaus. Il suono portava all’osso spezzato di mio padre.  Leggi il seguito di questo post »

Direzioni, spazi, sequenze

Unna_Lindenbrauerei_Kamin_Fibonacci

Non distinguerei nel libro in poesia più recente di Salvatore Contessini, La direzione del silenzio (La Vita felice, Milano 2021), la Nota dell’autore che apre l’intera raccolta dai testi propriamente in versi che seguono perché già la Nota per intonazione della voce che si fa udire traverso la scrittura e per contenuti è una sorta di poème en prose perfettamente intonato a tutti i restanti componimenti: «Scopro la perdita della parola, il suo esaurirsi nell’inaccessibile, l’impervio suo utilizzo che dissolve la vena creativa e porta al silenzio totale, afono di significato, algido di suggestione.

          Ho sofferto così la perdita del canto, lo smarrimento poetico che non trova più il senso, l’arido deserto che conserva solo l’asciutto isolamento.

          Mi occorre una parola nuova, talmente posseduta da risvegliare gli sguardi smarriti lungo percorsi di torrenti asciutti che credevano di confluire in mare. Occorre risparmiare parole inutili per dare valore a quelle necessarie.  Leggi il seguito di questo post »

La politica inizia nell’intimità: su “Essere con” di Forrest Gander

medusa-head _gander

 

Be with / Essere con (Benway series 14, Tielleci Editrice, Colorno 2020, traduzione di Alessandro De Francesco) di Forrest Gander è un libro d’amore nel quale la scrittura in poesia si fa capace di dire in modo inedito il dolore e il lutto, il ricordo e la passione.

Be with giunge dopo altri eccellenti libri in poesia, romanzi e saggi: Forrest Gander dimostra sempre di possedere uno sguardo sul mondo e sulle cose della scrittura ampio e, nello stesso tempo, profondo, costantemente innamorato del mondo e qui mi preme sottolineare che questa parola (mondo / world / κόσμος) significa, nei libri di Forrest Gander, ogni singola creatura, non importa se grande o piccola, se macroscopica o microscopica e addirittura invisibile, ogni singolo luogo del pianeta, ogni singolo essere umano – per questo ho voluto richiamare anche il termine greco nel suo significato di “tutto ordinato”, ché la scrittura ganderiana accoglie in sé ed esprime quest’incessante richiamarsi delle parti, questo corrispondersi dei fenomeni, delle esistenze, dei mutamenti: non è affatto un caso che una sorta di aforisma (the political begins in intimacy / La politica inizia nell’intimità – e il sottotitolo del libro in poesia più recente di Gander, Twice alive – New Directions, New York 2021 – suona An ecology of intimacies…) faccia da preludio all’intero libro stabilendo l’indissolubile legame tra ciò che è, appunto, intimo e ciò che appartiene alla sfera della polis, cioè di tutti.  Leggi il seguito di questo post »

I solchi del poetare

ubac 1

 

Nell’ormai classico numero di 12 testi com’è caratteristica della Collana Il Leone alato, solchi di Jacopo Mecca (Fallone Editore, Taranto 2021) offre una prova matura e altamente interessante nella sua efficace congiunzione di stile e di concetti; e di congiunzione tra vivere e scrivere parlerei fin dal titolo, fin da quei solchi cioè che suggeriscono l’idea del tracciare, del preparare, del futuro seminare ma, anche, del trovare segni di un aver tracciato, di un aver seminato, di un aver preparato.

Forse vivere e scrivere significa, in effetti, anche cogliere delle tracce:

Qualcosa di impreciso ci ferma
lungo il ritorno a casa.
Una scritta sul muro che ieri non c’era,
due che si stanno urtando più in là
o i resti di un cestino, rivoltato forse
alla ricerca di scarti di cibo. Tutto è già lì
prima di noi, ma solo ora morde lo stomaco
come un crampo che non accenna a diminuire.
Ammettiamolo allora che esitiamo 
nell’ultimo passo che ci manca
quello che pretende una scelta
e che sappiamo essere già da ora
il più breve e difficile.
(p. 11)

Leggi il seguito di questo post »

“I versi triangolari si dispongono / lungo un asse diagonale / dal quale si snoda un’ellisse” – su “La dimora del ritorno” di Sofia Demetrula Rosati

labyrinthos

 

Come sempre occorre affidarsi al passare del tempo affinché le direzioni e le movenze di un pensiero s’appalesino in maniera sempre più definita e riconoscibile: non c’è stato mai dubbio che il pensiero di Luce Irigaray, di María Zambrano e di Adriana Cavarero fosse innovativo e fecondo già dal suo primissimo manifestarsi, ma credo sia anche necessario studiare come e quando quel pensiero generi altro pensiero, altra scrittura, altre riflessioni – ebbene, a leggere La dimora del ritorno. sull’evanescenza del divino femminile di Sofia Demetrula Rosati (Anterem Edizioni / Cierre Grafica, Verona 2021 con la prefazione di Giuseppe Martella) si attraversa un libro ch’è splendido e degno frutto del pensiero delle tre filosofe richiamate in tre esergo collocati in tre luoghi importanti dell’opera, ma potrei aggiungere altri grandi nomi protagonisti di quella vera e propria rivoluzione del pensiero e della percezione che viene definito “pensiero della differenza femminile” (e non solo) che affiorano alla mente leggendo le pagine della Dimora del ritorno quali quello di Christa Wolf, di Hélène Cixous, di Simone Weil, di Julia Kristeva e via enumerando.

La dimora del ritorno componendosi infatti di quattro parti (Aphaia – Di colei che svanisce, A Trotula che dispensò bellezza e cura – Frammenti di un culto misterico, La solitudine della sapienza – Dialogo con Qohélet, Il demolito è l’unica dimora del ritorno – A margine di un bosco di pioppi bianchi) canta il culto della Dea Misterica mediterranea, la sua distruzione da parte degli Indoeuropei e la sua sostituzione con i culti patriarcali e maschili, la sua permanenza attraverso i millenni e (per dirla con Aby Warburg) la sua reviviscenza fino al nostro oggi.  Leggi il seguito di questo post »