Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: attraversamenti

Giovenale, Sjöberg, il cotone

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Mi proverò ad attraversare la scrittura dei testi contenuti nel manufatto poetico di Marco Giovenale Il Cotone (Zacinto Edizioni, Milano 2021) tramite un libro, di recentissima pubblicazione in Italia, cui sono giunto grazie alla segnalazione di Giovenale stesso su slowforward e cioè La fiorente materia del tutto. Sulla natura della poesia di Gustav Sjöberg (Neri Pozza Editore, Vicenza 2022, traduzione di Monica Ferrando, ma l’opera è apparsa in Germania già nel 2020 col titolo zu der blühenden allmaterie über die natur der poesie). Numerose sono le affinità (realizzate anche in ripetute collaborazioni) tra Giovenale e Sjöberg, coincidenti la concezione della scrittura e del suo rapporto sia con il reale che con la società e la politica, efficaci gli strumenti ermeneutici che il libro di Sjöberg offre per un’interpretazione non impressionistica di questo (e anche dei precedenti) libri di Marco Giovenale; desidero inoltre provarmi ad applicare subito (rispetto alla sua pubblicazione italiana che mi auguro non passerà né inosservata né sarà infeconda) e “sul campo” le suggestioni che scaturiscono dalla Fiorente materia del tutto – premetto che soltanto alcune delle (molte) argomentazioni e delle (numerose) prospettive dell’opera saranno qui chiamate in causa.  Leggi il seguito di questo post »

“Ancora – premere ancora”: su “Elegia” di Mariasole Ariot

 

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          Un titolo così semplice e coraggioso come Elegia (Anterem Edizioni / Cierre Grafica, Verona 2022) di Mariasole Ariot prelude a un poema la cui figura retorica ricorrente (la paronomasia e, talvolta, quella sua veste particolare che è la figura etimologica) ne caratterizza e la struttura formale e il portato concettuale.

          Spiego senza indugio che cosa intendo dire: per un libro in poesia un titolo quale Elegia è di una semplicità e di una chiarezza ineccepibili (leggeremo pagine dedicate a eventi e/o a persone per diverse ragioni ormai lontani o assenti o persi, in linea con una tradizione antichissima – sarà poi da verificare se una tale tradizione sia stata assunta per continuarla e corroborarla o per contestarla ovvero aggoirnarla); la struttura del libro di Mariasole Ariot, caratterizzata dalla disposizione su ogni pagina di due sequenze lineari divise tra di loro da un ampio spazio bianco (una sorta peculiare di “strofe” di cui andrò a scrivere a breve), tende alla complessiva forma poematica all’interno della quale un vocabolo/concetto ne rampolla sovente un secondo scaturente per paronomasia (la sonorità è altro elemento fondante di questa Elegia) o per derivazione/affinità etimologica.

          Si studi immediatamente la prima pagina del poema (è la pagina 12 dell’edizione Anterem):  Leggi il seguito di questo post »

C’è libertà nell’obbedienza

Sewing machine, Monastery Zografu, Athos 1987

 

          La più recente pubblicazione in volume di Massimo Morasso ha come titolo L’obbedienza e compare presso le Edizioni Feeria della Comunità di San Leolino (Panzano in Chianti 2022) – si tratta di un saggio in tre parti che, meditando sull’episodio evangelico di Gesù dodicenne che discute con i Dottori della Legge, sulla Crocifissione dell’Altare di Isenheim, sulla Leggenda del grande Inquisitore, sul Siebenkäs di Jean Paul, sulla Crocifissione sempre di Grünewald ma conservata a Karlsruhe, sul Corpo di Cristo morto nella tomba di Hans Holbein il Giovane, sul Ritrovamento del Salvatore nel Tempio di William Holman Hunt, affronta il tema del libero arbitrio, della dialettica vita/morte, dell’assenza/presenza di Dio nel mondo, del dolore, della scelta. 

          Per un non credente quale io sono confrontarmi con questo libro è fecondo e appassionante perché posso attraversare pagine mai consolatorie o preordinate a dare risposte certe e definitive, perché la riflessione di Massimo Morasso mi sembra continuare una tradizione nobilissima e degna di attenzione quale quella del cosiddetto esistenzialismo cristiano, perché la sua scrittura è elegante e il pensiero finissimo, perché, infine, le opere e gli autori qui discussi sono le stesse e gli stessi cui altri importanti pensatori della nostra contemporaneità hanno fatto riferimento. Leggi il seguito di questo post »

Breve nota all’     “Inquilino delle parole”     di René Corona

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          Il libro in poesia di René Corona L’inquilino delle parole (Book Editore, Riva del Po 2022) propone un esercizio intelligente, raffinatissimo, oltremodo consapevole della letteratura intesa nel suo senso più alto: e la poesia scaturisce proprio (luminosamente negando il devastante, idiota pregiudizio romanticheggiante di poesia quale “espressione spontanea del sentire e dell’io” e di “ispirazione”) da una profondissima conoscenza degli autori, dei loro testi, delle tecniche compositive, degli accorgimenti retorici. E utilizzando una scrittura  derivante dalla musica René Corona smonta e rimonta i propri testi, riprende, varia, talvolta ironizza temi e stilemi, inventa giochi di parole, sempre, come per un sentimento pessoano dell’immaginazione, muove alla commozione o al sorriso proprio in virtù di quest’amore totale per la letteratura, di quest’estrema lucidità e consapevolezza nei confronti dei materiali linguistici, dei temi conduttori, delle strategie espressive.  Leggi il seguito di questo post »

Calco di canto o impronta di voce: su     “La vita impressa”     di Ranieri Teti

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         La pregnante ambivalenza del titolo del libro più recente di Ranieri Teti La vita impressa (Book Editore, Ro Ferrarese 2022) introduce subito all’almeno duplice natura di questo libro: vi si seguiranno le tracce impresse dall’esistere e si seguiranno le connessioni tra scrittura (quello che l’arte tipografica imprime sulla pagina) ed esistenza. L’elegantissima filigrana della scrittura, infatti, così aerea eppure concreta, così rarefatta e allusiva deriva, in realtà, da materiali incandescenti e magmatici (sentimenti, pensieri, esperienze vissute, sogni, mancanze, errori, luoghi frequentati, voci care…) che un annoso lavorio di filtraggio, di presa di distanza, di rasciugamento di ogni sbavatura sentimentale e psicologizzante ha trasformato in testi dalla forma (anche tipografica) rigorosa e chiusa, geometrica e ascetica.

         C’è proprio un ascetismo della scrittura che, esercitato attraverso gli anni con un rigore che appartiene a una precisa etica dell’esistere e del fare, restituisce ai fatti della vita e anche alle loro scorie una dignità e una laica sacralità non comuni in questo tempo banausico e così prodigo di volgarità.  Leggi il seguito di questo post »