Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: dalla Dimora del Tempo sospeso

“Una fede in niente ma totale”

 

 

 

Chi segue con generosità e affetto Via Lepsius conosce il forte legame che da sempre mi lega alla Dimora del tempo sospeso; proprio per la Dimora lavoravo da lungo tempo a un testo dedicato al Maestro Claudio Parmiggiani e sono felice di segnalare il “link” al LXXXI Quaderno delle officine “Una fede in niente ma totale” appunti presi per bisogno di capire l’oggi.

Il mio grazie va a Mario Santiago, a Francesco Marotta, a Domenico Brancale e alla Galleria de’ Foscherari di Bologna.

 

 

Il Tratto che nomina, la Dimora del Tempo sospeso, Francesco Marotta, una traduzione collettiva (II)

 

Sulla Dimora del Tempo sospeso è disponibile il secondo volume della traduzione del Tratto che nomina di Yves Bergeret; sinceramente non so se una tale opera (intendo il capolavoro di Yves, ma anche la traduzione in italiano che ha avuto in Francesco Marotta il suo formidabile motore e colui che, con caparbietà e passione inarginabile, ha tradotto la parte di gran lunga più ampia) troverà un interesse non limitato a pochi lettori – lo dico non con inopportuno moralismo né con amarezza, ma, credo, con lucido realismo: un’opera così ampia, articolata, complessa, che partecipa del poema, della ricerca antropologica, delle arti figurative, del diario, che è davvero capace di dischiuderci un universo di straordinaria raffinatezza e sapienza (quello del villaggio di Koyo, delle sue donne, dei suoi poseurs de signes, dei suoi bambini, dei suoi anziani, dei geni e dei demoni che popolano la falesia, degli animali e delle rocce e delle piante che ne costituiscono parte integrante, della sua oralità e della sua ricchezza di pensiero astratto e narrativo e figurativo) un’opera così ampia, dicevo, si situa come fieramente altra rispetto alla superficialità e alla disattenzione imperanti; un’opera di tal fatta ci pone innanzi a un universo, appunto, altro rispetto a quello poveramente eurocentrico e razzista e soffocante che stiamo meticolosamente edificando: Il tratto che nomina pretende che ripensiamo i parametri in base ai quali ragioniamo e concepiamo la nostra identità, ci obbliga a vedere una parte delle nostre radici (che sono anche africane e animiste) e che in questo periodo tentiamo di negare, Le trait qui nomme  ci dice, tra l’altro, che i migranti che condanniamo all’annegamento o che respingiamo verso porti più generosi portano dentro di sé un universo psicologico, culturale, religioso, relazionale, artistico di valore inestimabile, mentre tendiamo a vedere in loro soltanto una massa indistinta (di fattezze e natura animali) che tenterebbe di dare l’assalto al nostro preteso, amato benessere. E mi si lasci invece dire che vedo una miseria montante nel mio Paese e in Europa, perché non c’è benessere se si nega il valore assoluto della vita umana e la necessità fisiologica della cultura.

Yves mi ripete instancabile la sua fiducia nella parola, mi scrive ogni giorno che dobbiamo andare avanti, scrivere, denunciare, non cedere; penso che Francesco Marotta, la Dimora del Tempo sospeso e il manipolo di traduttori che Francesco ha raccolto attorno a sé, ostinati, lo vadano facendo.

 

 

Aprite i porti

 

Via Lepsius fa proprio l’appello lanciato dalla Dimora del Tempo sospeso, dall’A.N.P.I e da altre organizzazioni nazionali che si dichiarano risolutamente contrarie alle politiche razziste e fasciste (oltre che propagandistiche, ma attuate in maniera cinica sulla pelle di centinaia di disperati) del governo in carica:

 

APRITE I PORTI

 

E segnalo, qui, l’intervento su Nazione Indiana.

 

 

Il Tratto che nomina, la Dimora del Tempo sospeso, Francesco Marotta, una traduzione collettiva

 

 

L’esperienza entusiasmante della traduzione collettiva del Trait qui nomme / Il tratto che nomina di Yves Bergeret trova nella pubblicazione del primo volume sulla Dimora del Tempo sospeso un primo approdo; ricordo che l’iniziativa è merito di Francesco Marotta, autore, tra l’altro, di una parte notevole della traduzione e supervisore della versione finale. Anche questo lavoro collettivo vuol essere un’opposizione chiara e forte alla deriva razzista e violenta in corso in Italia e in Europa.

 

 

(Segnalibri) Yves Bergeret a Praga

 

Francesco Jappelli, dalla serie “Un’altra Praga” (vedi sulla Dimora del Tempo sospeso per altre immagini).

 

Un intervento da leggere con emozione e gratitudine – da meditare; una prosa fatta di memoria, combattività, fede nell’amicizia e nella scrittura:

 

Prague, Poésie 1988-1990