Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Categoria: Il muro dove volano gli uccelli

Il passaggio dello straniero

 

 

(in memoriam John Berger et Predrag Matvejević)

Il velo del solstizio
s’abbassa sui binari disertati
e il mare, lo specchio del cielo viola,
spasima.

Le finestre dell’inquietudine spiano l’acqua
che il gelo svuota delle barche fragili.

L’attesa avrà più giri d’arcolaio
e scorrerà il vettore della radio.
Ché la maga d’amore attende dietro
il telo di giorni e notti invernali.

Attende. Sta in ascolto.
Tesse canti mentre la neve cade
rara
sul mare e i libri fragili fortezze
assediate dall’inverno stagione
di silenzi preparano l’esame
di brevetto navale.

Il geco addormentato
sogna le veneziane schiuse al sole
e la meridiana del melograno
boa d’approdo del prossimo equinozio.

Cade la sera a velare la casa.

 

 

 

Notturno del monaco Pantaleone d’Otranto (tema “misurare”)

 

 

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“Non – come crederanno i posteri –
gli elefanti radici sul cui dorso poggia
l’arbor vitae
ma
la chioma sarà radice, rizoma nel cielo:
com’è giusto.

Non lasciatevi ingannare dall’ovvio, dal banale.

Non ovvio e non banale il mondo:
costruito nella mente di Dio
o nel nulla
esso è geometria di parti e di concetti.

Mi rende chiara la notte codesta
convinzione.

Misuro con la mente le parti del mosaico
sento i pesci cercare nel Canale
una loro sottomarina luna
vaglio i colori delle tessere
m’assopisco vegliando in un sogno di figurae

che danzano”.

 

 

Per Gerardo Marotta

 

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Candida Höfer: Biblioteca dei Girolamini, Napoli, 2009

 

 

La morte di Gerardo Marotta ha suscitato qualche reazione sui maggiori organi d’informazione; ma voglio qui ricordare quanti ostacoli ha trovato l’opera generosa e illuminata del filosofo napoletano, quanta indifferenza il bisogno che aveva di spazi adeguati l’Istituto Italiano per gli Studi filosofici. Da Via Lepsius dedico ora a Gerardo Marotta pochi versi che siano testimonianza di gratitudine, ma anche di lucida ira rivolta contro chi, nel Sud d’Italia (ma non solo), continua un’opera d’impoverimento intellettuale ed etico dalle conseguenze devastanti; vivo in un Paese il cui grado generale d’istruzione continua ad abbassarsi, esponendo tutta la comunità a una deriva fascista e autoritaria che non intendo accettare – senza dimenticare che vaste zone di quello stesso Paese sono sotto il controllo incontrastato delle organizzazioni criminali.

 

 

IL NOLANO

Precipita, o notte, nella gola
stellata dell’orologio
e scava, se sai, nella voce scalena
della terra: proteggi
la fuga (l’ennesima)
del frate poeta e filosofo:
lo tradisce l’accento nolano
e non più – né in terre
luterane né papiste – non più
egli trova franca, gioiosa libertà.
Scegli allora, o notte, le solitudini
atroci dei sottoponti
e la cadenza matematica di disertati portici
ma non cessare, o notte, d’avvolgerlo
col desiderio del gelsomino
quando ubriaca il Luglio
e del foglio docile all’inchiostro,
al pensiero incline.

 

 

Visioni 4: Donatella D’Angelo

 

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Nulla scorgono a settentrione dello sguardo
gli avari di pensiero.

Ma gli appassionati, gl’innamorati, i visionari
per fame di destino

accostano sofà alle pareti,
sorprendono i gradini delle scale
a mormorare una conta di passi e di congedi,
le lenzuola corrugarsi come fronte
che mediti passi d’addio.

Lascialo andare, dice a sé stessa
la voce affamata di soglie:

esistere è varcare; il nodo di paura
e tristezza obolo necessario al vivere.

 

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Le immagini sono tratte dall’emozionante libro di Donatella D’Angelo e José Lasheras Memento vivere edito dalle Edizioni del Foglio clandestino. Su Perìgeion il bellissimo intervento di Nino Iacovella. Qui e qui il sito di Donatella D’Angelo e alcuni suoi lavori su tumblr.

 

 

Lenteur, lentezza, Langsamkeit

 

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(per Y. B.)

Lentamente:
il lento andare nella città
accresce lo sguardo
i luoghi si conquistano una loro geografia minuziosa
perché
una mappa va disegnata
passo dopo passo

il piede tocca il pensiero
lo sposta nell’ignoto e,
divenuto l’ignoto noto, ancora
avanti e avanti.

 

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Le tre foto illustrano l’installazione realizzata da Carlo Bernardini al Castello Svevo di Trani “Catalizzatore di luce, 2007″ e provengono dal bellissimo sito dell’artista.