Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: riflessioni

Biblioteca

 

Miquel Barceló, Biblioteca 1984.

 

Finalmente smettere di usare le immagini per illustrare, peggio abbellire, peggio ancora per rendere piacevole o accattivante un qualcosa: smettere qualunque estetizzante azione. Dismettere gli zuccherosi dilettantismi, i facili ammiccamenti, le vanesie smorfie e smorfiette.

Scegliere un’immagine, ascoltarla. Innanzi a essa fermarsi. Non avere indulgenza.

 

 

 

Essere antifascisti in Europa (Via Lepsius con l’A.N.P.I.)

 

 

 

essere antifascisti in Europa

 

 

Riflessioni (2): “Assentarsi” di Federico Ferrari

 

 

 

Sul Primo amore leggo questo contributo di Federico Ferrari.

 

 

 

Riflessioni (1)

 

 

“Riflessioni” nel senso del “riflettere/pensare”, ma anche nel senso di “riflettersi dentro il pensiero altrui”.

Mi scrive Yves Bergeret: La langue est notre bien commun et il est strictement impossible de tricher au moyen d’elle (vale a dire: la Lingua è un nostro bene comune ed è assolutamente impossibile barare per suo tramite).

Me ne scrive a proposito di alcuni libri di scrittori europei che ha letto di recente e che già dalla prima pagina gli hanno indotto un senso di nausea perché libri chiaramente falsi e narcisistici. Mi racconta della prospettiva completamente opposta dei canti Ainu, espressione della comunità e capaci d’impiegare la parola e il canto come elementi fondanti del pensiero nel suo rapporto con la realtà.

 

 

 

Pietro Masturzo: donne di Teheran

 

pietro masturzo_teheran

Fotografia di Pietro Masturzo (Teheran, 24 giugno 2009).

 

 

Salire sulle terrazze e cantare un canto non rassegnato, cantare la propria presenza alla vita e al mondo.

Salire sulle terrazze della città e fotografare quel canto.

La luce bianca della grande finestra riverbera nell’imbrunire e s’immagina il rincorrersi delle voci mentre salmodiano che Allah è sommo, l’aria pre-notturna di Teheran colma di echi.

Una fotografia tesa d’armonia, bellezza di postura delle donne intese a dire il coraggio della ribellione, un’ora dello stare comune come raramente accade: concepiscono terrore di questo stare i tiranni? Sanno essi il terrore quando un popolo leva la testa?

S’intuisce anziana la donna ritta (sì: postura di potenza e bellezza) e sta lì concorde con sua figlia o nipote o nuora che modula il grido delllo stare nella libertà negata e per la libertà a venire.