Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Categoria: Via Lepsius

Michel Foucault: da “Introduzione alla vita non fascista”

 

 

“Quest’arte di vivere, contraria a tutte le forme di fascismo, siano esse interne o prossime all’essere, si accompagna ad un certo numero di principî essenziali, che io, se dovessi fare di questo grande libro un manuale o una guida per la vita quotidiana, riassumerei come segue:

• liberate l’azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante;

• fate crescere l’azione, il pensiero e i desideri per proliferazione, giustapposizione e disgiunzione, anziché per suddivisione e gerarchizzazione piramidale;

• affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (la legge, il limite, la castrazione, la mancanza, la lacuna), che il pensiero occidentale ha così a lungo sacralizzato come forma di potere e modo di accesso alla realtà. Preferite ciò che è positivo e multiplo, la differenza all’uniforme, il flusso alle unità, i dispositivi mobili ai sistemi. Tenete presente che ciò che è produttivo non è sedentario, ma nomade;

• non crediate che si debba esser tristi per essere dei militanti, anche quando la cosa che si combatte è abominevole. È ciò che lega il desiderio alla realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria;

• non utilizzate il pensiero per dare un valore di verità ad una pratica politica, né l’azione politica per discreditare un pensiero come se fosse una pura speculazione. Utilizzate la pratica politica come un intensificatore del pensiero, e l’analisi come un moltiplicatore delle forme e dei domini d’intervento dell’azione politica;

• non pretendiate dalla politica che ristabilisca i «diritti» dell’individuo per come li ha definiti la filosofia. L’individuo è il prodotto del potere. Occorre invece «disindividualizzare» attraverso la moltiplicazione e la dislocazione dei diversi dispositivi. Il gruppo non deve essere il legame organico che unisce gli individui gerarchizzati, ma un costante generatore di «disindividualizzazione»;

• non innamoratevi del potere”.

 

Da: Michel FoucaultPrefazione all’edizione americana del 1977 di Deleuze, Guattari,  Antiedipo (1972) – traduzione di Carmine Mangone. La fotografia che correda l’articolo è stata scattata il 22 marzo 1977 ed è di Roland Allard, Agence Vu.

 

 

Del mondo, della lingua

 

Thomas Ruff: “m. d. p. n. 33”

 

entrava nella lingua
tentando di dire il mondo da lì:
gli ripugnava subirlo –
galleggiarvi dentro per improvvisi
inconsapevoli spasmi –
per immeditati gorghi di percezioni.

distanziare il mondo da sé
e dirlo
continuamente riorganizzando
il paesaggio della lingua
la quale non fa presa sul mondo

ma ne sta
contemporaneamente
dentro e fuori.

 

 

Appello alla vigilanza antifascista

 

 

Ho il privilegio e la fortuna d’essere in corrispondenza copiosa e pressoché quotidiana con Yves Bergeret; ultimamente discutiamo spesso della situazione politica in Francia, in Italia e in Europa; ebbene, la nostra comune preoccupazione dovuta alla crescita esponenziale dei movimenti di estrema destra, le nostre condivise convinzioni politiche e il nostro comune modo d’intendere l’attività culturale e di concepire la scrittura ci portano ad affermare che bisogna vigilare senza interruzione e opporsi a qualsiasi iniziativa messa in atto da una tale destra xenofoba, violenta, razzista e antiumana; la parola può e deve conservare la forza di difendere e diffondere le idee di democrazia, accoglienza, dialogo, antirazzismo e antifascismo.

A tal proposito Yves mi ha fatto giungere questa mattina un accorato messaggio in cui mi racconta che nell’estate del 1993 lavorava al Centre Pompidou di Parigi e che fu uno dei primi firmatari, al Beaubourg, dell’Appello alla vigilanza nei confronti dell’estrema destra concepito e diffuso da importanti intellettuali francesi e non solo; Yves sottolinea che continua a riconoscersi nei contenuti dell’Appello, specialmente nelle sue affermazioni finali, affermazioni che ancora spiegano e guidano le sue scelte (anche editoriali) fatte durante i suoi interventi in Sicilia e in Mali. Nel corpo del suo messaggio inserisce quanto segue (la traduzione è mia):

 


Une quarantaine d’intellectuels, parmi lesquels figurent Pierre Bourdieu, Georges Charpak, Georges Duby, Umberto Eco, André Miquel, François Jacob, Léon Poliakov, Jean Pouillon, etc., ont publié le 12 juillet 1993 dans «le Monde» un Appel à la vigilance face à l’extrême droite. «Nous sommes, affirment-ils, préoccupés par la résurgence, dans la vie intellectuelle française et européenne, de courants antidémocratiques d’extrême droite. Nous sommes inquiets du manque de vigilance et de réflexion à ce sujet. C’est pourquoi certains d’entre nous ont commencé, depuis le début de 1993, à se réunir régulièrement afin d’échanger des informations et d’approfondir ces questions.»

Le texte ajoute que les idéologues de l’extrême droite «ont entrepris depuis un certain temps de faire croire qu’ils avaient changé. Ils mènent pour cela une large opération de séduction visant des personnalités démocrates et des intellectuels dont certains connus pour être de gauche». Les auteurs de l’appel notent ensuite que cette stratégie de l’extrême droite «profite de la multiplication de dialogues et de débats autour, par exemple, de ce que l’on appelle pour le moins légèrement la fin des idéologies, de la disparition supposée de tout clivage politique entre la gauche et la droite, du renouveau présumé des idées de nation et d’identité culturelle».

Ils rappellent que «les propos de l’extrême droite ne sont pas simplement des idées parmi d’autres, mais des incitations à l’exclusion, à la violence, au crime». C’est pourquoi, affirment-ils, «nous avons résolu de fonder un comité «appel à la vigilance», qui se donne pour tâche de collecter et de faire circuler le plus largement possible toute information utile pour comprendre les réseaux de l’extrême droite et leurs alliances dans la vie intellectuelle (édition, presse, universités)… Nous nous engageons à refuser toute collaboration à des revues, des ouvrages collectifs, des émissions de radio et de télévision, des colloques dirigés ou organisés par des personnes dont les liens avec l’extrême droite seraient attestés».

 

Circa quaranta intellettuali, tra i quali figurano Pierre Bourdieu, Georges Charpak, Georges Duby, Umberto Eco, André Miquel, François Jacob, Léon Poliakov, Jean Pouillon, etc., hanno pubblicato il 12 luglio 1993 sul quotidiano “Le Monde” un Appello alla vigilanza nei confronti dell’estrema destra. “Noi siamo”, affermano preoccupati dal riemergere, nel mondo intellettuale francese ed europeo, di movimenti antidemocratici d’estrema destra, “Noi siamo preoccupati dalla mancanza di vigilanza e di riflessione sul tema. È questo il motivo per cui alcuni di noi hanno cominciato, dall’inizio del 1993, a riunirsi con regolarità per scambiarsi informazioni e approfondire tali questioni”.

Il testo aggiunge che gli ideologi dell’estrema destra “hanno cominciato da qualche tempo in qua a far credere di essere cambiati. Perciò essi conducono una vasta opera di persuasione che ha come obiettivi esponenti democratici e intellettuali tra i quali alcuni sono noti per i propri orientamenti politici di sinistra”. Gli autori dell’appello fanno notare poi che questa strategia dell’estrema destra “approfitta del moltiplicarsi del dialogo e dei dibattiti su quella, per esempio, che viene chiamata per lo meno con una certa leggerezza la fine delle ideologie, la supposta scomparsa di ogni distinzione tra la sinistra e la destra, del presunto rinnovamento delle idee di nazione e d’identità culturale”.

Essi rammentano che “i principi dell’estrema destra non sono semplicemente delle idee fra le altre, ma incitamento a escludere, a praticare la violenza, il crimine”. Questo è il motivo per cui, affermano, “ci siamo decisi a fondare il comitato appello per la vigilanza che si attribuisce il compito di raccogliere e di fare circolare nel modo più vasto possibile ogni informazione utile a identificare le organizzazioni dell’estrema destra e i loro alleati nel mondo intellettuale (case editrici, stampa, università)… Noi ci impegniamo a rifiutare ogni sorta di collaborazione a riviste, opere collettive, trasmissioni radiofoniche e televisive, dibattiti diretti o organizzati da persone i cui legami con l’estrema destra siano comprovati”.

 

Via Lepsius fa proprio l’Appello (che, sottolineo, risale al 1993 – e questo fatto dovrebbe indurci a una riflessione seria) e s’impegna a continuare la propria vigilanza antifascista e antirazzista.

 

  

Italy, my beautiful country

 

 

Giuseppe Bartolini: 25 aprile 1975

 

Abbiamo una mentalità d’inconsapevoli colonizzati –
portiamo in giro le nostre rincagnate facce di rancorosi e di razzisti-
abbiamo l’aridità di chi non sa più gli slanci e la generosità –
abbaiamo in una lingua che stupriamo attimo dopo attimo –
gli smottamenti inarrestati del pensiero
eguali a quelli del paesaggio distrutto –
abbiamo smesso di guardare il mare,
rinchiuso la mente in un portamonete,
non sappiamo dire più nulla ai nostri figli –
Italy, my beautiful country.

 

 

Andando, sempre andando

 

 

 

Alle porte della Laguna vengono

come ventaglio s’aprono dal Delta
fino al lido giuliano, dentro premono
nella mente lì premono per essere
dette dal cielo della luna fino
alla candida rosa: ed egli, egli
imprende un breve viaggio alla città
d’acque candente e non cessano voci
voci che dalla mente urgendo, uscendo
immagine o parola si fanno.

Pochi giorni di riposo dall’opera
dalla progettata opera e immane
la visita a un amico
il viaggio per la piana verde e chiara
d’acque
la città patavina cieli corsi
d’incessanti rondini.

Solo chi ha intelletto d’amore può
emozionarsi
la mente splendere di pensiero
l’intonaco del muro diventare poema
(così si pose in viaggio verso la
Comedìa).

Accucciarsi dietro il cespuglio
per un bisogno,
bere da un pozzo
godendo del sorso scintillante
di luce,
spiccare le prime bacche
a lato della strada.
Temere l’acquazzone che s’approssima.
Il viaggio a piedi è come poetare.
Lungo e lento e traverso il bianco
dell’inverno appena trascorso.

Venditori di flauti pellegrini
tra marca trevigiana e patavina
s’accostano al viandante dividendo
con lui il rustico pane dell’andare
andando dunque
per villaggi galleggianti sulle acque
per cerchi concentrici di visioni
e per fluitanti nevi che poi gocciano
nei legni dell’alloro, risalendo
l’arco intatto di nubi in formazione:
non può se non diventare linguaggio
l’attraversamento
lo stupore ritmato della mente
a traino della mente andando e anabasi;

anabasi lungo anni di scrittura
(gli ha aperto solchi nella veste il vento).
Andando, dunque, il vento tra le mani
sbreccate ma amorose;
la parola
che inventa il mondo, la voce che scala
gli spalti erti della dimenticanza
precipitando in giù nell’emozione
di sapersi viva a cantare spazi
umani, migratori, poi stellari.

Le alberete che accolgono la luce
e il riposo dei viaggiatori vento
vago compagno al pensare, il pensare
che non ha requie nemmeno nell’andare,
dall’andare acuito,
l’opera che sé stessa generando
la mente e gli occhi abita
ad rosam generandam.

Orientale bellezza delle cupole
e la luce sfarfalla come pioggia
vago trasparentissimo lucore
luminescenza nella mente aperta
al mondo. Stai cercando, non finisci
d’interrogare il mondo, vai cercando
viandante, tu viandante, pellegrino
del pensiero, edotto all’esilio tu
stai cercando parola misurata
a dire quell’humanum che ci segna.

 

 

L’entratura in cappella poi l’abbraccio
l’amicale abbracciarsi dopo sì
lungo tempo e fiorentina cadenza
nelle sillabe, risa,
gli scherzosi rabbuffi.

Granisce la pittura su pareti
che hanno la tramatura cadenzata
della narrazione e della preghiera.

Il giovane garzone osserva, serba
nella mente pregiando le parole
i gesti dei maestri che conversano.

L’uno ha mani sporcate di colori
e lise vesti da fatica, odori
un po’ di zuppa, un po’ di maniscalco.

L’altro ha straziati sandali assisiati
e mani senza calli, lunghe dita
e neri polpastrelli, insonni notti.

“Non è dunque dover tener nettate
le pennellesse cómpito spregevole
e sporcarsi di terrosa materia
è battesimo sacro nella polvere
se vedo i maestri unti d’umano”
pensa il garzone e di sottecchi osserva.

Non s’impara mai l’arte a perfezione,
tormenta l’arte, ché esige di più,
sempre c’è un passo da fare, più in là.

L’amico elogia il pittore, che scuote
il capo, non convinto: sta seduto
sui talloni indicando col pennello.

Qui e qui e qui non va bene, è da cambiare;
più in là mal accostati sono i toni –
però occorre finire, consegnare.

L’amico giunto da lontano, pensa
il garzone, inanella ammirazione
e lode, ma comprende le parole
del pittore, lui stesso insoddisfatto
dell’opra grande che va componendo
di parole e disio.

Si muovono i due sulle impalcature
traballanti assi lungo il farsi in ombra
del disegno, la stesa dei colori,
vanno verso quegli occhi di tempesta
del Cristo giudicante, lì si seggono
e il pellegrino avvicina le dita
soggiogate alle pupille castane.

S’accende nello spazio piccolissim’
immane tra pupilla e polpastrello
il lampo di parola poetante
(chiude gli occhi il pellegrino e sprofonda
dentro di sé felice e soggiogato).
Con commozione trasale il pittore
(quale lode per lui l’estasi pura
dell’amico carissimo! Frattura
nel continuum dei giorni deprivati
di slancio
e nuova soglia).

Materia da meditare il bisogno
che abbiamo di bellezza.
Ordo mentis nell’ascesa dell’occhio
lungo curvature di faggi e larici
ripetere l’ascesa lungo stese
azzurre di colore che pensiero
visibile gioia, gioia sarà, verrà.

Si squaderna bellezza dell’azzurro
s’immilla nella mente-architettura
è mente che sé medesima guarda
non per egocentrica supponenza,
ma quale specchio e cuna di pensiero,
del mondo specchio intendo e del pensiero
generosa fonte.

 

 

Serali strade, Padova profuma
di squisite pietanze; i Fiorentini
cercano un’osteria per la cena.
Lumi con voci dietro alle accostate
imposte.

Casa a quest’ora è l’amicizia calda,
reciproca, felicità di stare
insieme, anche i progetti della mente,
pittura o poesia.

Siedono a un tavolaccio,
rumorosi ubriachi avventori all’intorno.
Parlano, parlano senza stancarsi
i due amici.

Poi
è vagare nel ventre-labirinto della città
vecchia
finestre e profumi di cucina
spalancàti sul buio

è stare insieme, amico carissimo,
svoltare l’angolo dove
San Paolo a prua della trireme
varca il Mare di Malta
e l’edicoletta oscilla della luce tenue
di annosa lucerna

uno Zeusi bizantino dipinse
il volto emaciato del Convertito
da esattore di spesso ingiusti tributi
lo fece suo malgrado marinaio
pallido forse di mal di mare o forse di digiuni

pallido e segnato nell’anima
da un Dio esigente

per noi, dolcissimo amico,
è vagare inseguendo
splendidi ricordi:

per noi la sera maestosa passando
davanti al Santo serrato
sciaborda dei profumi della cena appena celebrata
e del silenzioso sospirare dei muri
che invecchiano da molto prima
e fino a molto oltre la nostra generazione
mentre restituiscono il caldo del giorno
un rosario di visioni
una corolla d’inventive
insonnie.