Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: visioni

Visioni: Grignan

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Gérard de Palézieux: Paysage à Grignan (acquaforte, 1963)

Visioni: L’Isle-sur-la-Sorgue

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Man Ray: Chez René Char à l’Isle sur Sorgue (1936)

Ancora porte da bussare: su “Herbarium magicum” di Bianca Battilocchi

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Bianca Battilocchi costruisce (forse dovrei dire “aedifica” e spiegherò perché) col suo Herbarium magicum (Anterem Edizioni / Cierre Grafica, Verona 2021) un libro ricchissimo di riferimenti sia letterari che extraletterari ed originale per impostazione e stilistica e tematica.

I simboli e la tradizione alchemica innervano tutto il libro, ma non si pensi affatto a un attardato o irrazionale tentativo di tener viva quella tradizione sulla soglia (ormai ampiamente varcata) del XXI Secolo; Bianca Battilocchi è la curatrice di uno straordinario libro dal titolo Rovesciare lo sguardo. I Tarocchi di Emilio Villa (Argolibri, Ancona 2020) nel quale studia e presenta l’eterogeneo, caotico materiale risultante dal perdurante interesse del poeta per i tarocchi e il loro simbolismo; se pensiamo anche al Castello dei destini incrociati di Italo Calvino, all’Opera al nero di Marguerite Yourcenar, alla suggestiva presenza nella nostra contemporaneità dell’opera multiforme e della personalità di Alejandro Jodorowsky, ad alcuni libri di Arturo Schwarz, naturalmente a Carl Gustav Jung, o, per esempio, ad Augusto Vitale e al suo Solve coagula. Itinerario e compimento dell’uomo nella metafora alchemica (Moretti & Vitali, Bergamo 2001), comprendiamo immediatamente quale possa essere il fertile retroterra con cui Herbarium magicum dialoga; negli stessi Marginalia al proprio libro Bianca Battilocchi suggerisce una serie di autori e di suggestioni che innervano la sua poesia (Aby Warburg e Il rituale del serpente, Simone Weil e Attesa di Dio, Cristina Campo e Gli imperdonabili, Santa Teresa d’Avila e Il castello interiore, Jung e Psicologia e alchimia, Giovanni Pozzi e Sull’orlo del sensibile parlare).

La poesia nasce, in tal modo, dal complesso intersecarsi di studi e meditazioni, dall’approdo a ritmi del dire e a strutturazioni dei testi che sanno trasformare il concetto o l’immagine di partenza in scrittura in atto – l’aedificare cui accennavo in apertura è proprio questa costruzione minuziosa del libro (dell’herbarium, vale a dire della raccolta di testi e immagini che è magicum perché capace di trasformare i materiali iniziali e trasformare anche la mente di chi legge, così come deve saper fare ogni libro riuscito), aedificare è questo strutturare i testi scegliendo anche particolari disposizioni tipografiche, questo porli in relazione con uno specifico apparato d’immagini che non ha affatto funzione decorativa, ma significante.  Leggi il seguito di questo post »

Paolo Ottaviani per Dante Alighieri

Paolo Ottaviani fa dono a Via Lepsius di un suo sonetto dedicato a Dante Alighieri, confermando quanto viva e feconda sia la presenza del Fiorentino fin dentro i nostri giorni, sommessamente rivelando quanto la propria voce poetica, elegante e raffinata, architettura di pensiero e di partecipazione emotiva, direi filialmente si senta legata a chi ha cercato e trovato, già all’origine, una vita nova nella lingua e nella poesia  :

 

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Nel gioco dei bagliori

“Harum quoque duarum nobilior est vulgaris…quia
naturalis est nobis, cum illa potius artificialis existat.”
Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia
 

L’arte del dire parole per rima

si andava componendo lentamente

tra i ruderi fecondi la tua lima

diverse lingue vive nella mente

 

e più sul labbro riplasmava prima

che il ritmo o il suono muti tra la gente

la parola nel verso si sublima

incastonata in lotta contro il niente.

 

E dall’esile storia di un amore

nel gioco dei bagliori degli sguardi

una fanciulla che ammirasti in chiesa

 

e in quel soave sonno dal signore

Amore presa il tuo cuore tra dardi

di fuoco divorò per più alta ascesa.

Pensieri di Jean Barraqué mentre compone la musica per “Le temps restitué” dal secondo libro della “Morte di Virgilio” di Hermann Broch

 

 

la loi et le temps: il tempo, sì, la legge, sì, cominciare, avviare l’œuvre che, sospesa, ripresa, ripensata, ancora resterà sospesa, per anni e ancora anni. Mai terminata, già lo so, il mai è la legge profonda del tempo.
E il libro che avvia la musica (un tuo dono, amore mio) mi parla e mi strega, mi ossessiona e mi esalta. Um lauschen zu können, um lauschen zu können: afin d’être en mesure d’écouter. De comprendre.

symbole de nuit: fantasmi, notte stellata, fantasmi. Sorgono e svaniscono, giungono dall’anfiteatro del tempo, parlano e svaniscono. Zum endgültigen Sinn: en chemin vers le sens définitif. Lì attende la libertà.

portail de la terreur: sempre questa soglia che dà accesso all’abisso indiscernibile. Si chiami morte, si chiami nulla, si chiami erebo: debole l’arte, disarmata e impotente. E tutto il fluire di vita, di morte: distruggete i manoscritti!

… l’inachèvement sans cesse: sia distrutta l’œuvre, distruggetela! oscuramente intuisco è nell’incompiutezza la sua ragione, la sua direzione, il suo parlare. L’inachevé au sommet de la sagesse – vielleicht, peut-être, maybe… non cessa il dolore.

car ce n’est que pour l’erreur: erranza, non errore (sbaglio, mancanza) voglio sperare, andare errando incontro all’unità, per incontrare l’unità talvolta solo sfiorata: essere e non essere, vivere e morire – interregno del congedo l’arte, l’arte non ode che voci indistinte, disordinate: basta, finire. C’est fini, ça va finir…
Un canto dopo l’altro, oltre la casualità, ancora congedi, lacerazioni, errori.