Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

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L’atto della creazione è una voragine carsica: su “Breviario delle Aberrazioni” di Michele Paladino

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Ho l’impressione (che, però, è quasi una certezza) che si stia formando una linea di scrittura che, originando dai libri di Andrea Leone e anche incoraggiata dall’attività editoriale di quest’ultimo, è caratterizzata da un coraggioso (e, posso dire anche, temerario?) porre l’espressione poetica (sintatticamente complessa, lessicalmente articolata, concettualmente antiegotica e antisentimentale) quale asse portante di testi i quali, dipanandosi poi nei loro articolati dis-corsi, ambiscono a edificare arcate e controarcate di un ponte consapevolmente costruito sul nulla che assedia le nostre vite.

Ho tra le mani Breviario delle aberrazioni (Fallone Editore, Taranto 2021), opera prima di Michele Paladino e già in esergo le citazioni da Lautréamont, Benn, Landolfi e Benjamin offrono una sorta di viatico verso un percorso che affronterà la sofferenza esistenziale, il senso di catastrofe, una distruttrice contrapposizione tra leggi naturali e tecnologia umana.

Subito nel primo testo si materializza una vocazione visionaria e profetica di grande tensione espressiva, magari anche di matrice veterotestamentaria, certamente affondata nella distopia di un ragionare in versi intorno alla nostra contemporaneità:  Leggi il seguito di questo post »

La poesia è nomade: su “Quaderno croato” di Vanni Schiavoni

 

 

Zoran Mušič: Cavallini, litografia, 1953.

 

Vanni Schiavoni pubblica presso Fallone Editore (nella notevole collana Il Leone alato curata da Andrea Leone) Quaderno croato. 12 poesie.
Il formato tipografico e il numero di testi accolti (sempre 12) sono ormai consueti per questa collana e ai miei occhi hanno un doppio merito: propongono spesso un libro già valido in sé, da leggere e meditare, ma tale libro è talvolta anche un nucleo da cui, forse, scaturirà un volume più ampio, offrendo quindi l’occasione di leggere un lavoro in fieri, seppur già saldamente delineato.
È del resto questo il senso delle parole stampate nell’aletta di copertina che mi piace riportare qui: «Il Leone Alato, specchio riflettente in nuce l’esplosione della nascita, è collana dedicata a plaquette di dodici poesie.
Così, sulla linea rettilinea del futuro prossimo, è periodo ipotetico, che, per profezia, non confuterà se stesso.

‘Il primo verso è sempre un dono degli dèi’ [P. Valéry]»

Questo Quaderno croato possiede una complessità e un’ambizione di pensiero e di scrittura davvero degne di attenzione per le ragioni profonde e i movimenti della mente che lo animano. Leggi il seguito di questo post »

Nel cuore (infero) della parola: su “Inferno bianco” di Gianluca Chierici

 

 

Le 12 poesie intitolate Inferno bianco di Gianluca Chierici (Fallone Editore, Taranto 2020 con la prefazione di Vincenzo Frungillo) costituiscono un teso poema che attraversa la parola poetica stessa, l’inferno (regione ctonia, quindi, magmatica e insidiosa, ma anche estremamente attraente) bianco perché giunto a tali livelli d’incandescenza da apparire bianco.
Ma è una sapientissima ῥητορική, un’arte del dire consapevole e coltivata, non artificiosa, non immotivata a innervare, nutrire, splendidamente sostenere il poema (tale mi appare questo libro esile solo nel suo aspetto tipografico).
Il ποιεῖν, il fare poetico capace di creare uno spazio e un tempo che siano irrinunciabile discesa negli inferi del vivere e del pensare, si accampa, colmo di enigmi e di rivelazioni, di rischio e di coraggio, sulla pagina e s’affida tutto alla tensione verbale, al ritmo prosodico, alla possibilità che ha la parola poetica di dire lacerazioni ed esperienze di pensiero.
L’impianto retorico (che, ripeto, qui intendo come struttura sorvegliatissima del dire, come atto che affida il pensiero all’energia della parola) si propone quale possibile forma di poesia in questi anni nei quali la poesia fa i conti con una realtà del tutto sfuggente, insidiosa, spesso violenta, oppure banale, mercantile, deludente.
Sono convinto che la scelta del registro espressivo sia, in Chierici, scelta, traverso la scrittura, di una postura esistenziale che va ad affiancarsi a un’opera oltremodo interessante e feconda come quella di Andrea Leone – e scrivo questo sia perché mi sembra di riconoscere più di un’affinità tra questo esile libro di Chierici e i libri più recenti di Leone, sia perché Inferno bianco viene pubblicato nella collana Il Leone Alato dell’Editore tarantino diretta proprio da Andrea Leone. Leggi il seguito di questo post »