Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: inediti

Paolo Ottaviani per Dante Alighieri

Paolo Ottaviani fa dono a Via Lepsius di un suo sonetto dedicato a Dante Alighieri, confermando quanto viva e feconda sia la presenza del Fiorentino fin dentro i nostri giorni, sommessamente rivelando quanto la propria voce poetica, elegante e raffinata, architettura di pensiero e di partecipazione emotiva, direi filialmente si senta legata a chi ha cercato e trovato, già all’origine, una vita nova nella lingua e nella poesia  :

 

labirinto_lucca

 

Nel gioco dei bagliori

“Harum quoque duarum nobilior est vulgaris…quia
naturalis est nobis, cum illa potius artificialis existat.”
Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia
 

L’arte del dire parole per rima

si andava componendo lentamente

tra i ruderi fecondi la tua lima

diverse lingue vive nella mente

 

e più sul labbro riplasmava prima

che il ritmo o il suono muti tra la gente

la parola nel verso si sublima

incastonata in lotta contro il niente.

 

E dall’esile storia di un amore

nel gioco dei bagliori degli sguardi

una fanciulla che ammirasti in chiesa

 

e in quel soave sonno dal signore

Amore presa il tuo cuore tra dardi

di fuoco divorò per più alta ascesa.

Enrico Marià: due editi e un inedito

 

William_Kentridge_Sleeper___Black_1997

William Kentridge: Sleeper – Black (1997).

 

 

Enrico Marià dona a Via Lepsius due suoi testi editi e uno inedito nei quali con linguaggio impietoso e antilirico guarda direttamente in faccia, senza infingimenti né sentimentalismi, una realtà brutale e disumana. Questa scrittura dice ciò da cui, per superficialità o indifferenza, distogliamo lo sguardo.

 

Senza titolo

“Cristina vende i capelli
e il suo latte materno,
da cena ci spartiamo
una latta dei cani;
intuire la verità
è peggio che saperla,
amore della morte madre
ti prego stringimi
facendo di me l’istante
di un tuo bianco frammento”.

da “ Cosa resta” (puntoacapo Editrice 2015)
e inserito nell’antologia Chorastikà II (Casa Editrice Limina Mentis 2015).

 

Senza titolo

“Fuori dal San Martino
dimesso da un’overdose
mia sorella mi abbraccia,
mi stringe a sé
tentando di tenermi insieme
come quando si cerca
di trattenere l’acqua
con le mani a scodella”.

da “ Cosa resta” (puntoacapo Editrice 2015)
e inserito nell’antologia Chorastikà II (Casa Editrice Limina Mentis 2015).

 

Inedito

Sputa merda dalla bocca
il terrore di amare –

gelida luce
noi nudità muta
prematuro morire
di vita incompiuta.

 

 

La calligrafia del sasso (inediti di Fiammetta Giugni)

 

sasso_1

ferito dalla carità del mare
rispondo con amore ordinato
fregiandomi di un cantico:
l’eternità della pace
fra grazia e libero arbitrio

sono io che scrivo o la carità del mare
ferisce e incide il mio midollo duro?

sono chiusi ai mortali
i segreti della benevolenza

 

 

 

*****

 

 

 

sasso_2

 

mi imprimo,
nel silenzio ripetuto dell’onda,
l’ombra dell’albero alla riva
che, sempreverde, il sempreazzurro ascolta

 

 

 

*****

 

 

 

sasso_3

 

e mentre dormo
(o sembra che io sogni)
sotto coperte di risacca scrivo
la mia contemplazione dell’aurora:
benigno excessus mentis che ogni giorno
mi coglie e mi cesella

 

 

 

*****

 

 

 

sasso_4

 

per chi scredita i discorsi semplici
l’evidenza di una minima verità

solo tre segni tre per sopportare
il sapore della sapienza

 

 

 

Fiammetta Giugni invia da una spiaggia croata fino a Via Lepsius questi bellissimi inediti, nati sull’onda dell’emozione dopo aver raccolto un sasso in riva al mare; Fiammetta ha anche fotografato il sasso impresso dai segni, cosicché è stato possibile imbastire un dialogo tra immagini e testi, segni della natura e scrittura.
 
 

 

 

La voce di Fiammetta Giugni per il 2015

Fiammetta Giugni mi fa giungere il giorno 30 dicembre questo messaggio con i suoi versi più recenti:

 

flauti

I flauti che Giacomo, il marito di Fiammetta, fabbrica con sapienza artigianale (la foto è stata “postata” da Fiammetta sulla sua pagina facebook)

 

“Ciao Antonio, ieri sera io e Giacomo siamo andati a Chiesa Valmalenco e abbiamo letto (io) e suonato (lui) per 5 o 6 persone, ma è stato bello per il luogo, per l’intimità che si è creata fra noi. Salendo è venuto l’abbozzo della poesia che oggi ho finito di scrivere (pur non riuscendo a dirlo al meglio)
 

in un andare di notte
risalendo il torrente per tornanti
sguardo alla prudenza
fra faro e faro
(e tutto è sconosciuto
se non l’abbaglio della luce
che ferisce)
 
disconoscermi
come imbattendomi nel mio stesso occhio
e violentandomi da fuori la pupilla
con un lampo
 
così lo specchio di giorni e ore
di questo vecchio anno
come la scia di luci incolonnate
che vanno al fondo della valle
è uno snodarsi (il corpo)
fra assurdamente ignoto
e troppo (coscientemente) noto
 

Buon anno nuovo!”
 

E alla mia preghiera di poter pubblicare l’inedito su Via Lepsius Fiammetta mi risponde:
 
“Torno dalla visione di Sils Maria, il film con la sempre splendida Binoche. Sono di buon umore. La notte è gelida e limpidissima; la luna illuminava il cammino lungo il vialetto non illuminato che porta a casa mia.
Auguri ancora
Fiammetta”

 

binoche_sils maria

Un fermo immagine dal film “Sils Maria” con Juliette Binoche.

 

 

 

Paolo Ottaviani per Via Lepsius

 

morandi 3

 

Via Lepsius si onora di ospitare un inedito di Paolo Ottaviani; il testo, dalle finissime tramature di rime e richiami sonori all’interno dei versi e da verso a verso (cifra stilistica riconoscibile ed originale di Paolo), svolge il tema del sorgere del pensiero (e, probabilmente, del pensiero poetante) quale, direi, sensazione o avviso di pensiero, di un qualcosa, dunque, di fragile e di aereo, di fuggevole se non si riesce a trasformarlo in parola – ma la parola corre il rischio di rivelarsi pesante, di incatenare alle leggi di gravità quello che, per sua indole e desiderio, a quelle leggi vorrebbe sfuggire. Paolo Ottaviani si pone innanzi una sfida ardua e, sulle orme del maestro Dante, ma da parte mia aggiungerei anche di Goethe allorché quest’ultimo afferma che il poeta esplica la propria maestria e il massimo di libertà proprio sottoponendosi a ferree regole metrico-prosodiche, una tale sfida, dicevo, vince, come ha già dimostrato di saper fare nelle sue splendide “trecce”. Il felice giogo delle trecce è infatti il titolo della silloge che LietoColle ha pubblicato nel 2010 e alla quale mi lega un ricordo personale: ero anch’io a Gallarate la sera in cui Paolo, leggendo splendidamente la sua Treccia del platano che guarda, è stato meritatamente proclamato vincitore del concorso Verba Agrestia 2009; ne ricordo sia la signorilità e discrezione di persona, che la sapienza di poeta che mi ha aperto gli occhi su di un modo di scrivere fecondo e impegnativo (ma la poesia non è e non deve essere “facile”). Nel testo qui proposto (dono di valore inestimabile per Via Lepsius) riconosco proprio una poesia intesa come ricerca e difficile impegno d’arte; ho pensato ai disegni di Giorgio Morandi, di un’evanescente concretezza e di una delicatissima passione intellettuale e sentimentale, a volte studi per i dipinti, proprio come nel testo di Paolo mi sembra di riconoscere in trasparenza il tema dello studio che porta il pensiero nella sua fase aurorale a farsi poi parola poetante. Ricordo che Paolo Ottaviani, oltre che appassionato lettore di Dante, è uno studioso della filosofia italiana del Rinascimento, per cui mi piace pensare che alcune delle radici di questo testo possano essere rintracciabili anche nel pensiero e nelle scritture di Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Tommaso Campanella e di tutti gli altri grandi Rinascimentali che avevano intuito l’interscambio continuo di mente e materia, pensiero e percezione, sguardo e parola.

 

 

morandi 1

 

 

NEL LONTANO PROFUMO DI UNA NEVE
 
Nel lontano profumo di una neve
che non scese sui monti del mio cuore
né altrove mai imbiancò di vera neve
 
foreste o abeti o ne imitò il candore,
là in quella pura erranza di un disperso
aroma si nasconde in un bagliore
 
l’anima di un inverno buio e terso
che porta freddo e luce da remote
orme inseguite verso dopo verso.
 
È il cauto andare ineffabile dote
che si muta in pensiero
e un poco mi rischiara
come gioiosa corsa di un levriero
e mi accompagna dove va e ripara
ogni perduta cosa
che per caso passò, lattiginosa
e spesso senza nome,
accanto alle mai dome
chimere che in silenzio e lentamente
come la neve agitano la mente.

 

morandi 2