Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: libertà

Per bell hooks

Scrive Maria Nadotti a conclusione del suo intervento pubblicato su Doppiozero in ricordo di bell hooks:

le vite che ufficialmente “non contano” sono forse la promessa più luminosa di cui disponiamo per non accontentarci di sopravvivere e bell non si è stancata di ripeterlo e di dimostrarlo. Quel suo insistere sul concetto che il margine non è un destino e il centro non è una meta, quel suo “fare comunità” abitandoli entrambi senza appartenere né all’uno né all’altra, le hanno permesso e permettono a noi di pensare al femminismo come a una passione radicale che contesta il potere invece di reclamarlo. E la scrittura, che per hooks è uno spazio di resistenza, diventa un luogo da cui guardare altro e meglio, anche quando tutto sembra condurre alla stasi, al per sempre o al mai più.

Milano antifascista e antirazzista

 

 

Milano indica la strada. Antifascismo sempre.

 

 

Hommage à la France

 

 

Che cos’è Francia per me – e vado a dire qual è la mia idea di Francia, che cosa essa significhi per me e che cosa abbia significato per la mia formazione intellettuale, politica ed etica
(non vado qui a sciorinare considerazioni sociologiche o politiche o storiche che non sarei, comunque, capace di fare).
Questo è un testo dettato dal sentimento e da un bisogno di dichiarare il mio amore alla Francia,
o almeno a una MIA idea di Francia:
Francia è il gesto libertario e liberatorio, antiautoritario e gioioso di Michel Foucault in una fotografia-ritratto,
Francia è pensare che lo stato di diritto esiste
e che esiste una comunità di liberi,
Francia è, per me, la dolcezza del tramonto sull’isola di Saint Louis
e il colore dei tetti del Marais,
Francia è Blaise Pascal e la rettitudine etica di Port Royal (non sono credente, ma
quella rettitudine e quel rigore del pensare e del sentire desidero m’appartengano),
Francia sono il razzismo e il colonialismo sottoposti a impietosa critica,
i suoi intellettuali liberi e indipendenti,
René Char che non separa poesia da impegno politico ma trascinato da furore vive e lotta,
Francia è la curva del Rodano ad Arles
e Bordeaux verso cui s’incamminò a piedi Hölderlin traversando un durissimo inverno,
Francia è, per me, pensare Paul Celan camminare lentamente in Rue des Écoles
e cercare ospitalità in un’altra lingua,
Francia è pensare un presente e progettare un futuro senza mafie e senza paure,
sono i decenni parigini di Heinrich Heine,
i corsi al Collège de France ancora di Foucault e di Roland Barthes,
Francia è la lingua che accoglie chi proviene da altre latitudini
e la musica di Django Reinhardt,
l’orlo dei Pirenei là dove due, tre, più Europe si congiungono
e Francia è Cartier-Bresson giramondo,
le maree di Normandia e
lo sparo che uccise i fratelli Rosselli,
Francia è il verso di Corneille, il pennello di De Staël, il volto di Giacometti,
le mani delle maestranze che edificarono Chartres,
il Quatuor pour la fin du temps di Messiaen,
Francia è, per me, Leonardo Sciascia che passeggia alle Tuileries
e il monacale rigore di Cézanne,
Francia è una lingua cosmopolita, una speranza, una strada lungo la quale incamminarsi
quando questa barbarie fascista e razzista monta.
Francia è rimanere in Italia e avere un’idea dell’Italia
da realizzare, per la quale scrivere – e combattere.

 

Nata a Parigi travagliata nell’epopea della nostra generazione
fallace. Giaciuta in America fra i ricchi campi dei possidenti
e dello Stato statale. Vissuta in Italia, Paese barbaro.
Scappata dall’Inghilterra Paese di sofisticati. Speranzosa
nell’Ovest ove niente per ora cresce.
Il caffè-bambù era la notte.
La congenitale tendenza al bene si risvegliava.
Amelia Rosselli (da Variazioni belliche)

 

 

10 testi: 8

 

 

La ferrovia conduce la mente
nella distanza. Il passaggio dei treni,
l’ordine indubitato degli orari. Ma le sciabolate del dolore,
le insidie del male, i tranelli della morte
posseggono presenza di sordo granito.
Eppure si direbbe posino sicuri quei binari
avviati da villaggio a villaggio,
civile servizio reso a merci e a viaggiatori.
Un carro merci* sosta sorvegliato dai gendarmi
perché il viaggio delle cose e delle menti
traverso il paesaggio non è mai stato innocente
e un tempo congelato, ibrido di memoria
e di dileggio, ancora aspetta che la belva umana
almeno domi sé stessa.

 

*Certo, questo è il carro merci della deportazione, ma anche il barcone che porta esseri umani comprati, stuprati e venduti verso un’Italia sempre più razzista, sempre più fascista, rancorosa e intollerante.

 

 

Forzatamente emigrare (per il mio Sud, per l’Italia)

 

Mimmo Jodice: Lecce, 1986

 

 

Se donne e uomini di pensiero
abbandonano una terra
quella terra ne è immiserita
e il nodo di cocciuta superstizione
e feudale sottomissone
si stringe inesorabile, uccide per asfissia.

Se donne e uomini di pensiero
devono emigrare a cercarsi altrove
il necessario pane
sono segnate le sorti di quella terra
che li perde e che non sa neanche
rimpiangerli.