Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: Luigi Di Ruscio

Per Luigi Di Ruscio

 

 

DiRuscioLocandina

 

 

 

Perìgeion (Lettere dal mondo offeso)

 

 

gatto-binari

 

 

SU QUESTO TRENO PER OSLO:
potessi salire su questo treno
che ferma ad Oslo
(davanti alla fabbrica di chiodi)
ci fosse questo treno per Oslo
dove sedendosi la gente dice “buongiorno”
e la gente seduta risponde “buongiorno”
potessi starmene nelle ore belle del viaggio
a ricordare i vicoli del Sud
e le città sui mari
e le vecchie sezioni del P.C.I.
e chiacchierare
(fino alla soglia della fabbrica di chiodi)
con i poeti squattrinati del XX secolo
(solo con loro, però).

Ma esiste davvero questo treno per Oslo, è un libro di Christian Tito che si chiama LETTERE DAL MONDO OFFESO, lo pubblica l’Arcolaio e verrà presentato domani alla Libreria del Mondo Offeso di Milano. Questi versi (che qualcuno definirà nostalgici e passatisti, ma della cosa non m’importa un bel nulla) sono dedicati a Christian e al ricordo di Luigi Di Ruscio. E anche a Francesco Marotta, silenzioso maestro.

 
 

Lettere dal mondo offeso / cortometraggio Usalamerica di Christian Tito

 

 

fronte cartolina

 

Il 27 novembre alle 18.45 presso la Libreria del mondo offeso di Milano sarà presentato il nuovo (e, cari amici, vi assicuro: bellissimo ed emozionante) libro di Christian Tito  LETTERE DAL MONDO OFFESO  edito da L’Arcolaio.

Colgo l’occasione per pubblicare un altro cortometraggio di Christian dal titolo Usalamerica. Buona visione e, dal 27 in poi, buona lettura.

 

 

 

 

retro cartolina es

 

 

 

 

 

 

 

I Lavoratori Vanno Ascoltati (un cortometraggio-poesia di Christian Tito)

Sono particolarmente orgoglioso e felice di avere la possibilità di ospitare in Via Lepsius il cortometraggio che Christian Tito ha realizzato nel 2012 sull’ILVA di Taranto. Più che le mie, penso siano efficaci le parole stesse che Christian mi ha fatto avere assieme al suo film-poesia:

Nonostante permanente e opprimente sia lo sfondo dell’Ilva di Taranto, la fabbrica d’acciaio più grande d’Europa; nonostante io sia tarantino e mio padre sia morto per cause in buona parte riconducibili a tutto ciò che in vita ha respirato lavorando in quella fabbrica, il corto-documentario “I Lavoratori Vanno Ascoltati” tenta di andare oltre il dolore e la perdita personale pur nascendo proprio in risposta ad essi. Lo strumento a cui si affida per il superamento è la poesia. Attraverso di essa la fabbrica della mia città può diventare il simbolo di tutte le fabbriche e i ricordi di Michele Sibilla, un suo lavoratore, possono incontrare e mischiarsi a quelli di lavoratori di fabbriche lontane, come quelli di un operaio marchigiano che sarà anche una delle voci letterarie più interessanti e potenti del nostro tempo: Luigi Di Ruscio, poeta scomparso nel febbraio del 2011, emigrato giovanissimo ad Oslo per lavorare 40 anni in una fabbrica di chiodi.
Come insegna lo straordinario poeta fermano attraverso la sua opera: dovere della poesia non è mettere in fila belle parole, ma testimoniare il nostro tempo anche quando duro e disumano; mettersi in ascolto dell’ambiente, della storia e delle persone e lasciare a chi potrà e vorrà ascoltare, una qualche traccia sensibile.
Questo è quanto questo lavoro tenta di fare, perché questo è ciò che fa la poesia: ascoltare tutto e tutti nonostante pochissimi ascoltino lei.

 

 

Ad ulteriore commento del video dalla raccolta di Luigi Di Ruscio Le streghe s’arrotano le dentiere del 1966 (tra l’altro scaricabile gratuitamente dal sito http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/DiRuTes.pdf) propongo i versi che seguono:

Anche se dopo la fatica il cervello
è ancora in balia di questa furiosa costruzione
che a me fa costruire chiodi
di cui mai saprò chi andranno a crocifiggere
dopo poco riposo e mangiato
la stessa furia a me fa premere sui tasti le parole
a te fa scandire segni colori compatti
le tue maternità disumane
e ancora possiamo incatenarli i mostri
vincerli e digerirli per la notte e per la gioia
nella tua casa in confusione
dove ti attendono moglie figlia e pranzo
dopo aver alzato posate come alzassi utensili
io nella mia camera tre metri per cinque
pareti bianche e migliaia di fogli bianchi
per mettermi in croce e crocifiggere
in lotta con la stanchezza e con lo sporco
ed è ancora tutto presso di noi
ancora può tutto arrestarsi
non aspettare il sabato inizio del riposo di Dio
il riposo sia ancora per noi lontano
il riposo sia ancora per Dio
e questo inferno per noi.

Infine, per chi desiderasse approfondire la proposta di Christian Tito, ecco tre link utili:

https://www.facebook.com/ILavoratoriVannoAscoltati?fref=ts