Trilinguismo e traversate

 

 

José Scacco, Luces de mi ciudad, 2004.

 

È triplice la composizione del libro La traversata infinita di Margherita Orsino (Verona, Anterem Edizioni / Cierre Grafica, 2019, centotrentatreesimo volume della collana Limina – collezione di scritture): i dipinti di José Scacco, i testi originali in italiano di Margherita Orsino, la loro traduzione in spagnolo di María Troiano – questo significa che, nella consueta, sobria eleganza tipografica che caratterizza la collana, abbiamo tra le mani un’opera splendidamente trilingue: le otto tavole a colori che riproducono dipinti di José Scacco (più l’illustrazione di copertina che viene ripetuta all’interno del volume subito dopo il frontespizio) non sono affatto esornative, ma trovano nei testi di Orsino la loro traduzione verbale e viceversa: i versi italiani si riverberano nei dipinti, mentre la sororalità tra lingua spagnola e lingua italiana si avverte chiara nelle traduzioni di Troiano.
José Antonio Scacco (1930-2017), cugino della madre di Margherita Orsino, fu pittore legatissimo alla città natale di Maipú nella provincia argentina di Mendoza e indefesso viaggiatore dell’intera regione andina: proprio il titolo dell’ultima sua mostra dà il nome al libro il quale, nel suo trilinguismo (insisto), è traversata di regioni materiate di visioni, memorie, incontri tra culture e tempi – Scacco intesse luminosissime immagini materiate di elementi e simboli della civiltà incaica, di suggestioni dal paesaggio andino, di architetture coloniali e, soprattutto, sembra voler imbastire una riflessione (pittorica, ovviamente) intorno a una sorta di teologia della luce, dal momento che i colori e le geometrie vanno a formare sempre prismi e paesaggi che sembrano (e sono) pura luce.
A ragione, allora, Margherita Orsino scrive proprio in limine del libro:

Il viaggio fu lungo
per poi capire
che avrei potuto fermarmi semplicemente ai tuoi occhi

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