Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: ricordo

Rosa dei venti

 

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(Per Fiammetta, nell’andirivieni di “dopo” e di “adesso”)

Che cos’è una casa? L’ordine mutante dei ricordi. Un racconto sospeso. Un manipolo di quaderni bambini dentro uno scatolone azzurro.

Una casa è indubitabilmente un’assenza e incolmabile lontananza.

Ci accolgono assenza e lontananza dentro stanze che diventano, così, casa.

Tornerà a colmarsi di presenza e di vicinanza la casa, pendolo instancato nell’ordine mutante del tempo.

 

 

Lamento per Reyhaneh

Una carissima amica di Via Lepsius ha inviato questo lamento chiedendo di rimanere anonima. Il pensiero da Via Lepsius si dirige verso Reyhaneh ed anche verso Gianmario Lucini, in un abbraccio che vuole superare il tempo e lo spazio.

 

Indegni di aprire gli occhi all’alba
e ritrovare una voce, un costato, un fiato.
Indegni di avere un piatto, un letto,
un luogo custode e le sue chiavi.
Indegni di camminare su due zampe
e avere braccia e mani e dita.
Indegni di avere un cane ed un guinzaglio,
di carezzargli il pelo, il muso, il petto.
Indegni di avere nome e famiglia,
avi da testimoniare e testamenti da depositare.
Indegni di ogni luce e suono e colore,
di ogni diritto e di ogni compassione.
Indegni della nebbia e della sera
che dolcemente spingono la vita nei ricordi.
 
Ninfe delle montagne, Oreadi,
scendete ai piedi dei monti Elburz,
e voi, Esperidi, rubate i cavalli al sole,
che tutte le ninfe lascino i prati e le sorgenti,
i boschi, i precipizi, i mari
e giudichino
questo buio che dilaga
 
perché il mondo degli uomini non è degno
né lo sono gli dei, unici e solitari, sui loro rossi altari.

Friedrich Hölderlin: Andenken / Ricordo

In connessione con l’articolo dedicato a G. W. Sebald e a P. Celan propongo ora una mia interpretazione in prosa ritmica  di una delle liriche più alte e più conosciute  di Hölderlin (non una traduzione, ma: un tradimento / un’approssimazione / un avvicinamento).

 

guccione le linee del mare

Piero Guccione: Le linee del mare

RICORDARE È RITORNO perché soffia il Nord-Est amatissimo infocato spirito, bel viaggio per i naviganti, promessa.

Torna ora laggiù e saluta la bella Garonna e i giardini di Bordeaux: lì, lì scoscende il sentiero lungocosta, nel fiume precipita il torrente. Alte le coppie di querce, di pioppi – argento e sguardo.

È ricordo: cime, vaste, piega l’olmeto al di sopra del mulino e nel cortile cresce il fico. Nei giorni di festa donne brune si muovono sulla seta della terra: è marzo: è l’equinozio: dolci venti spirano sui lenti sentieri – oro pesante i sogni.

Oh! mi porga qualcuno un bicchiere colmo d’oscura luce: cerco quiete: quiete porgetemi: dolce il sonno nell’ombra. Non è bene starsene incoscienti senza coltivare umani pensieri. Bene è conversare e i pensieri del cuore dire, molto udire di giorni amorosi e di accadimenti.

Ma dove sono gli amici? Bellarmino e il suo compagno?

Andare alla fonte: timore trattiene alcuni. Il mare è avvio di ricchezza. Sono pittori i poeti: assemblano la bellezza della terra e non disdegnano l’alata guerra: vivono soli per anni e anni ai piedi dell’albero maestro nella notte buia, muta di musica e di danza, si privano dei bagliori festivi della città.

Adesso sono andati verso le Indie i viandanti – lì sul promontorio tra le vigne dove precipita la Dordogna, dove s’incontra vasta nel vasto mare la Garonna splendida.

Ma prende e dà memoria il mare e l’amore ha occhi intenti. Il sopravveniente lo fondano i poeti.