Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: Salvatore Toma

Messaggi dalla Terra d’Otranto

 

 

gli alberi di toma quegli olivi e lecci ed eucalipti salati di luce tra le cui fronde il poeta scriveva.
nei muri a secco si gettavano a capofitto le lucertole della visione.
giungono fino a noi dall’esilio i quaderni straziati di canto e non sappiamo meritarli. di essi indegni noi li leggiamo.

toma cantore torrido della libertà.

oggi tra le mani il libro gualcito dal troppo uso i canti di leopardi che ha liberato l’italia più di garibaldi forse una matita forse nulla meglio l’odore del sudore sotto la camicia agostana fin qui le campane della chiesa matrice poi il passaggio dei jet n.a.t.o. in esercitazione perenne accesi versi alla moglie torridi e teneri il mare torrido d’epoche colossali le ore scandite dagli odori della giornata che ruota mentre cangia la luce.

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Per Salvatore Toma

 

 

salvatore_toma

 

 

Entri vestito d’una camicia di parole
(bianca. abbagliante)
e i muri di questo paese retrivo
e razzista si fanno incandescenti
bruciano i mortiviventi ‘nzerràti
nelle loro stupide case
e così brucia la pietraleccese
dopo secoli di falsa elegia
e la cartapesta dei santi fonde
liquida cola scorre
nella navata poi spinge al portale
di bronzo
spinge e l’apre sulla piazza
accanicolata
finalmente la canicola è una
col fuoco dell’irata poesia
che stringe alla gola gl’ignoranti
per soffocarli nella loro testarda inconsapevolezza
e calcinare la loro tracotanza di servi.
Dici parole di poesia
che sfondano finestre chiuse sulla
strada
e ne spargono taglienti lame di vetro
sull’ottuso appetito tacitato al tavolo
da pranzo. Finalmente
viene proclamata Libera Repubblica
d’antichi saggi animali
e di sapienti alberi
che governano il canto e il vento:
la loro non violenza sventra tutti i televisori
nel paese dei mortiviventi,
ha pietà del suolo intriso di veleni,
sbriciola la tracotanza peccaminosa
del cemento.
E noi, noi nuovi precari
e nuovi migranti,
noi ricchi di studi e di letture,
estenuati esteti senza passioni,
colti ed elitari,
impariamo da te
accogliendo in noi
il dolore e la delusione
la storia e la subalternità –
la memoria.