Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: scrittura / scritture

Sul concetto di “realismo” in letteratura

 

Christiane Löhr: “ohne Titel”, 2007.

 

 

Sebald dispiega una complessità sintattica e una ricchezza lessicale che, programmaticamente, si oppongono e alla sciatteria di molte scritture e all’equivoco, in cui incorrono numerosi autori, di voler addivenire a una “mimesi del reale”; Sebald dimostra, al contrario, che complessità di strutture narrative e sintattiche e vastità di patrimonio lessicale additano e condannano certe bassezze e banalità del reale, un qual certo arrendersi della letteratura di fronte a frange del reale – le strutture narrative e sintattiche insieme con le sprezzature lessicali più fini e inventive sanno diventare, invece, strumenti di comprensione e di giudizio.
Quella sebaldiana è una forma modernissima ed efficace di realismo proprio perché Sebald riaffida al linguaggio nella sua espressione scritta (saggistica, narrativa, poetica, anche tutte e tre insieme) il dovere di essere pensiero vigile e critico.

 

 

 

Intorno ai quaderni di Andrea Emo

 

Christiane Löhr: “ohne Titel”, 2007.

 

Medito sulla vicenda esistenziale e intellettuale di Andrea Emo Capodilista: ecco un luminoso punto di riferimento, un silenzio appartato e fecondo, pochissime ma salde amicizie nutrite di letture comuni, d’intenso dialogo intellettuale. La scrittura a fecondare i giorni. Pagine e pagine di quaderno non a fissare o congelare il tempo dei giorni, ma a seguirlo nel suo trans-currere traverso e oltre le chiuse della mente; corrispondenze per affinità elettive (le uniche che contino) con autori del passato e della contemporaneità.
Quello scrivere a mano, paziente e ordinato (pochissime le cancellature, indizio di lunga e concentratissima meditazione); quell’accumulare i quaderni l’uno accanto all’altro, segno visibile del farsi del pensiero; quel rifuggire l’estetizzazione del pensiero, dal momento che lo studio e la riflessione hanno sempre al loro centro la consapevolezza (dolorosa eppure stimolante) che la meta della riflessione e dello studio sfugge ininterrottamente.
Eppure studiare, meditare, scrivere.
Ma se è vero che si scrive sempre “troppo”, sempre poco è quello che si realizza nel passaggio dal pensiero alla scrittura e la sfida da parte del mondo si enuclea proprio dentro tutto quello che si perde o non si raggiunge o non si scorge nel passaggio da pensiero a scrittura, in quell’alone d’ombra che ci resta accanto, consapevolezza di una tale mancanza o sottrazione o spazio vuoto che, proprio per questo, parla, ci provoca e scandalizza e possiede la sua forte presenza e le sue irrinunciabili rivendicazioni.
I fragili fogli di carta, i tratti a penna o a matita su di essi tracciati sono una biblioteca interiore che, traccia del silenzio, risplende per chi voglia ascoltare.

 

 

Senza titolo

 

Christiane Löhr: “ohne Titel”, 2007.

 

Da gran tempo ho smesso di “scrivere poesie” – adesso scrivo: tout court (ed era ora, almeno per quello che mi riguarda).

 

 

Abbandonare

 

 

Abbandonare la scrittura in versi e transitare verso altra textura di forme e pensieri.
Vale la pena provarci: nella molteplicità delle forme sta la bellezza dell’esistere – costringersi dentro la sola scrittura in versi significa amputare la mente di arti, spegnere lo slancio che s’apre in molteplici direzioni.
Portare dunque al silenzio la scrittura in versi, docilmente acconsentire al suo transitare in altre forme, lungo altri sentieri.