Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: sonetto

Sonetti dei destini 8

 

 

 

Wols_Esstisch

Wols: ohne Titel (Stilleben Esstisch), 1937.

 

 

In più d’un’intervista Amelia Rosselli esprime ammirazione per il poeta-asceta di Melicuccà: silenzio e solitudine sprezzati valori, necessari paesaggi:  per Lorenzo Calogero.

Quando la solitudine s’addensa
fin nella riarsa cenere invernale
del focolare e i bicchieri, la credenza,
la mensa, la madia sono il sognare

delle cose di se stesse, ma senza
più traccia di presenza umana, andare
delle congelate ombre nell’immensa
casa sprangata all’attesa serale,

lanterna di controvento il mano
scritto, oscillante fanale del treno,
si consegna al passaggio per stazioni

deserte, fedele alle sue ossessioni,
segnato, ingravidato, scabro greto
di fiumara, spasmodico nell’eco.

 

 

 

Di nuovo in lode del sonetto: Fiammetta per Via Lepsius

“Forse c’è più di una coincidenza.
Ieri, tornata dal luogo dove il torrente Mallero incontra l’Adda, alla periferia della mia città, m’è venuta voglia di scriverne e il testo si è composto da solo in forma di sonetto spurio. Ero felice e ho subito pensato al rigore cui accenni per farne un sonetto vero. Ma per quello ci vuole tempo…
Intanto ti mando l’abbozzo.
Il 14, poi, è un numero che mi è caro fin dall’infanzia perché è il mio giorno di nascita.

 

 
pavimento

 

 
gesto di reverenza
quel farsi quasi fiume
del torrente Mallero
appena prima di incontrare l’Adda

e quel suo rilambire e rilambire
le spondine sabbiose a semicerchio
è il preludio ad un amplesso dolce
come fra sposi di antica data

le mote di Malenco
sotto il pelo dell’acqua
danzano iridescenti

eppure fu la furia
di fulmini e di tuoni
che le scagliò a valle”

Fiammetta Giugni

 

Ringrazio Fiammetta della sua affettuosa attenzione e generosità: mi sembrava giusto mettere in ulteriore evidenza quello che lei stessa ha scritto come commento all’articolo precedente e mi seduce molto l’idea che il suo “sonetto spurio” sia un testo in fieri: la forza speciale del sonetto risiede anche in queste “rotte di avvicinamento” ad una versione più o meno definitiva.

 

In lode del sonetto

 

natàlia castaldi

Una bellissima foto di Natàlia Castaldi (da Carteggi letterari)

 

Fascinazione del numero quattordici, rigore del sonetto, gloriosa invenzione siculo-italiana. A posare linee di scrittura sul foglio, a comporle sullo schermo del tablet, quattordici arcate di ponte, quattordici giri armonici. Onore a te, Jacopo da Lentini, se ancora oggi geometriche forme conchiuse sanno alludere all’universo infinito et mondi e onore alla cura secolare, generazione dopo generazione, per quelle claustrali strofe che aprono l’invenzione, per quella disciplina nello scrivere di rigore ed eleganza. Il perché della scrittura filtra attraverso gli schemi metrici. Poi li subissa.

 

 

Sonetti dei destini 3

de-stael-nicolas-bateaux

Nicolas de Staël: Bateaux, 1955

 

Grecia della montagna e Grecia dei porti, musica di Eleni Karaindrou e voce di Maria Farantouri, Gian Maria Volonté a duello con la morte, artigliante bestia improvvisa e un’auto, velocità dell’auto che travolge ed uccide:  per Theo Anghelópoulos.

          Improvvisa la morte?: anche la vita

sì come temporale sul Pireo

che, gravame di nubi, con le dita

giostrella la zattera di Odisseo.

         Vento alle spalle il canto della madre,

veste lo stormo di cicogne il velo

d’Anticlea e egli vede il grido nel cielo,

mendicante d’estati s’abbuia al molo.

         Lamentate secondo antichi riti

e sporcate di porpora la faccia

per la morte di un giusto, lamentate.

         Lumi di pergamena liberate

nel cielo d’Atene anfora che abbraccia

e lodate giusto gli antichi riti.

 

 

 

Sonetti dei destini 2

Louis-de-Broglie-au-tableau-noir, 1943

Louis de Broglie au tableau noir, 1943 (foto di Robert Doisneau)

 

La foto di Doisneau che ritrae De Broglie davanti ad una lavagna intento a cercare l’errore in una formula matematica e la foto di Wittgenstein che ha alle spalle un muro graffiato di mille scarabocchi (o segni? tracce? escoriazioni?); matematica è poesia (lo sapevano Pitagora e Platone e Pascal) : per Leonardo Sinisgalli.

Quanti orizzonti sui quali levarsi

ha la luna rossa in ripetute albe!

che nei taccuini e nella mente apparse

non monti profilano, né prunalbi;

          frattali incantamenti o matematiche

          lobačevskiane invece, subatomiche

          scansioni nel tessuto inapparente

          del tempo che parola poi sorprende.

 Macchine disegnare con pazienza

inconsutile e eguale a quella cura

della vigna, memoria, fuoco, numero.

          Una manciata rossa di monete

          giocate contro il muro degli Elisi

         (sacro campo di fave memoranti –

                                                    mormoranti).

 

swansea, 1947

Wittgenstein a Swansea nel 1947 (foto di Ben Richards)