Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: strage di Piazza Fontana

Facchetti

 

giacinto_facchetti

 

Se Facchetti ancora s’invola
lungo la fascia del campo
penetrando poi nell’area di rigore
o prima del fischio d’inizio
scambia il gagliardetto della sua squadra
con quello del capitano avversario
ed è stretta di mano, promessa di lealtà –

i ragazzi sciamavano per Piazzale Loreto
felici dell’inizio delle vacanze estive:
certo i maschi avrebbero cercato
rettangoli di sterrato per dare calci
al pallone
fingendo indifferenza verso le ragazze lì vicino –

se il pallone spinto avanti, alti la testa e lo sguardo
a cercare il compagno smarcato,
il difensore in controtempo,
e San Siro a trattenere in gola l’urlo –

erompeva la voce rauca di Sandro Ciotti
fuori dalla radio a transistor
che il ragazzo si portava incollata all’orecchio
mentre traversava Piazza Fontana
deserta la domenica –

se Facchetti che senza timore ma con rispetto
guarda negli occhi Puskas e Di Stefano
tocca con grazia da violinista il pallone
a ruotare vorticoso nell’erba
a ricordare per sempre a chi è lì,
sugli spalti gremiti, che quell’istante
non filmato né fotografato
ha solennità di bellezza –

Milano attraversava inquietudini
la nebbia dei suoi inverni non
celava il cammino irrisolto
né i ringhi ritornanti di camicie nere
(eppure le bandiere per il 25 aprile
dicevano una promessa, uno slancio, un assenso) –

se c’è nuova fuga lungo l’ala sinistra,
il passaggio da orologiaio per Mazzola,
l’elevazione a colpire di testa il pallone
e piazzarlo tra palo e traversa
come se cinetica meccanica e balistica
fossero colorati sassolini da rigirare
fra le dita della mente –

i ragazzi si baciavano sul tram
rubando la tenerezza d’un pomeriggio nel cortile della Statale
al sole musicante sulle ringhiere
ai tesi tracciati e perfetti dei cavi per il pantografo
che vanno da qui alla memoria, dal fondo dello ieri all’oggi –

se il pallone calciato da Facchetti nel rettangolo di San Siro
ha andanze di ricordo,
la mia Italia, quest’Italia di cui scrivo,
ancora m’interroga, pretende ascolto, memoria,
apre furori.

 

È da moltissimi anni, ormai, che non seguo più le vicende del giuoco del calcio, né esse m’interessano. Tornano, tuttavia, cari ricordi da un’infanzia e da una giovinezza nelle quali il calcio è stato anche per me una passione. Devo a due poeti e a due loro testi la nascita di questi versi: il primo è Lutz Seiler e il suo poemetto Die Fussinauten (I Calcionauti), il secondo Claudio Pasi e il suo testo Tempo di guerra (La 17ª giornata del campionato di serie B, 1939-40) citato da Nino Iacovella in Latitudini delle braccia.
Uno dei tanti motivi che mi ha spinto a pubblicare versi dedicati a un uomo onesto e leale (Giacinto Facchetti) è anche la solidarietà e l’affetto che nutro, da insegnante e da padre, nei confronti dei giovani italiani che menti scellerate e disoneste continuano a offendere e umiliare.

 

 

Concatenazioni 11: nell’imminenza del 25 aprile

 

 

1. Etica della scrittura: accettare e cercare l’urto con la storia. Se ora e sempre è Resistenza, inverarlo nella scrittura.

2. Ho eletto il 25 aprile 1945 come mia vera data di nascita. Nato due decenni dopo e in altro mese, sia il 25 aprile 1945 la mia data di nascita alla storia: voglio vivere in un Paese che s’abbia questo giorno quale pensosa venuta alla luce della sua libertà.

3. E ogni giorno s’aggiri il pensiero tra le strade di Milano appena liberata; i partigiani sorridenti nella città non più plumbea.

4. Viene da terre in guerra la disperazione di dita che tentano aggrapparsi alla sfuggente zattera d’Europa – muri sorgono a chiuderci in questa fortezza del nostro tecnologico medioevo.

5. Aprile/aprire – codice di primavera. Una voce che giunga dalla radio, il Comitato di Liberazione Nazionale a proclamare, su onde invisibili che traversano l’aria di nuovo trasparente, che la storia è nelle nostre mani e che menti libere sapranno accogliere e restituire l’abbraccio di menti libere.

 

 

6. La storia tritura e divora. Ma qualcuno si porta, nascosta nella giacca sdrucita e nello zaino riempito di poche cose, la scrittura non rassegnata e una manciata di versi nella mente.

7. Gent punciva che la se smangia ‘doss,
che la ravíscia aj pé, cume quj trémul
che, ‘rent al giüss, se svíccen vers el ciar
e sott la rüsca passa la furmiga
che l’è terrur e rabbia e sbalurdur

Gente che sembra pensare a testa bassa e si rode dentro,
che mette radici ai piedi, come quei tremoli
che, addosso al letame, si diramano verso il chiarore del cielo
e sotto la corteccia passa la formica
che è terrore e rabbia e sbalordimento (Franco Loi, da Stròlegh, versi dedicati ai martiri di Piazzale Loreto).

 

liberazione_di_milano

 

8. I CAVALLI SPROFONDAVANO NELLA SABBIA (verso di Franco Fortini da “Gli anni della violenza” in Paesaggio con serpente)

A questo varco del fiume ripetiamo l’impresa
anche se ancora di nuovo il terreno smotta, cede, è insidioso

ma a questo varco del fiume tentiamo il passaggio

e non siamo soli e non ci rassegniamo
se pure i cavalli ansimano, stanchi

a questo varco del fiume ci aspetta chi prima di noi
tentò l’attraversamento

e se i cavalli sprofondavano nella sabbia
nostri saranno, adesso, il coraggio e la consapevolezza

e la volontà ferma di mutare lo stato delle cose
nostra sarà la realistica utopia

del pensare, del fare.

9. Che cos’hai da dirmi tu che mi vieni incontro mentre entro in Piazza Fontana? Taci e mi guardi senz’abbassare un momento lo sguardo.
Ho capito.

10. Aprile/aprire, codice di primavera e scrittura a non imbozzolarsi in sé stessa, né a rinchiudersi contemplandosi.