Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: Terra d’Otranto

Messaggi dalla Terra d’Otranto

 

 

gli alberi di toma quegli olivi e lecci ed eucalipti salati di luce tra le cui fronde il poeta scriveva.
nei muri a secco si gettavano a capofitto le lucertole della visione.
giungono fino a noi dall’esilio i quaderni straziati di canto e non sappiamo meritarli. di essi indegni noi li leggiamo.

toma cantore torrido della libertà.

oggi tra le mani il libro gualcito dal troppo uso i canti di leopardi che ha liberato l’italia più di garibaldi forse una matita forse nulla meglio l’odore del sudore sotto la camicia agostana fin qui le campane della chiesa matrice poi il passaggio dei jet n.a.t.o. in esercitazione perenne accesi versi alla moglie torridi e teneri il mare torrido d’epoche colossali le ore scandite dagli odori della giornata che ruota mentre cangia la luce.

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La gente, la terra, la scrittura

 

 

Nel ringraziare Anna Maria Curci e tutti i cari amici di Poetarum Silva segnalo questo mio lavoro dedicato alle gravissime vicende che, in Terra D’Otranto, vedono la gente cui appartengo lottare contro la realizzazione della TAP (Trans-Adriatic Pipeline) – si tratta dell’ennesima lotta (pacifica) contro l’arroganza e contro gli interessi di un capitalismo predatorio e criminale.

 

 

Leggende (7)

 

 

… che la parola è fluido come l’acqua, come il sangue, come la luce – ch’essa scorre in questo mondotutto e tutto pervade al pari dell’aria e della luce – che la parola appartiene all’universo della musica e la musica a quello della vita – e che tutto vive – anche il sasso – che i mercanti tagliano in pezzi piccolissimi il mondo e lo vendono, pezzo dopo pezzo – per questo viene l’asfissia, questo senso di morte …

Esther Donnolo scriveva nei suoi scartafacci; ogni tanto sollevava la testa per guardare i campi coltivati di Oria e respirare traverso gli occhi quel maturare dei pescheti e dei vigneti; la linfa delle piante le raggiungeva i piedi, risaliva il corpo fino al polso e alla mano che scriveva; così le parole le si disponevano sui grandi fogli e la luce batteva, scivolava, risonava tra i tratti orizzontali e verticali delle lettere, vorticava lungo le loro curve e riccioli, tornava verso quel cielo inarcato sulla pianura e sui due mari della Terra d’Otranto.

… che le parole sono linfa per il corpo e per la mente – cadavere il corpo che non sa parole – che l’aria è colma di suono e che la nostra stessa carne è fatta di suono – a immaginarmi in una camera del tutto priva di suono, scriveva Esther, sono certa che udrei, comunque, il suono del mio corpo / e della mia mente – che questa mano che scrive ha legno del ramo quando porge frutti – che nei frutti c’è l’acqua ci sono i colori c’è la drupa del nocciolo che feconda …

(tout cela fait partie de nos réflexions communes, cher Yves…)

 

 

Pour les amis francophones

 

 

 

Sono grato all’amico carissimo Yves Bergeret che sul suo blog Carnet de la langue-espace ha voluto pubblicare alcuni miei versi con il titolo Le Salento; il suo apprezzamento per questo mio lavoro mi onora moltissimo e mi spinge a proseguire la mia ricerca esistenziale e poetica.

 

 

Sette interni

 

Arles_Amphitheatre

L’Anfiteatro di Arles nel XVIII secolo.

 

1.

Un interno olandese
di luce zenitale
ma filtrata traverso
finestre rabdomantiche
(fanno intuire il porto,
il vociare al mercato,
fiammea l’ora sospesa
sopra Delft invisibile).
Un interno di cose
segnali d’esistenza
modulato silenzio
sulle mappe del tempo.

2.

Interno provenzale
quella sedia impagliata
quieta all’angolo, gialla.

“Puoi posarvi gli abiti
logorati d’attesa”

dice la voce o i libri
che compulsi, vorrei aggiungere.
E con una matita
sottolinearvi magistrali versi.

“T’arrischierai di nuovo
a scrivere, ancora, dopo i maestri?”

soffia la voce.

3.

Interno giapponese
(sumi e) :
il pennello l’inchiostro
la danza della mano
la mano che qui danza
l’inchiostro sulla neve
del foglio
e il pennello infine
a prendere congedo.

Segue contemplazione.

4.

Interno salentino
con tovaglia di Fiandra
e immedicabile atra
assenza nelle stanze
dov’è vano cercare.
Finestra su terrazzi
e comignoli bianchi
di calce e biancheria
stesa a asciugare; vento.
I suoi occhi trasparenti.

5.

Un interno ateniese
con lampada da tavolo
(nella mezz’ombra il volto
della sera e silenzio,
sacri anfratti scrittori)
inquadra la finestra
i capitelli della
Biblioteca d’ Adriano:
sedimenta il caffé
al gocciare del tempo
alla carezza della
mano sopra la pagina
al danzare del sogno
nell’inchiostro.

6.

Palestinese interno:
cadavere bambino
nella camicia-uovo
e sopra il legno brullo
dell’ostensione
(lo piangono le Madri
raccolte attorno al tavolo
dove mangiano il lutto).

7.

Siracusano interno
è piazza a forma d’occhio
(esterno come ventre
della mediterranea
madre nella lucìa
di pietra e quaglia in volo).

Siracusano interno
è disco biancheggiante
di pietra ove, seduti,
Antigone nell’eco
dall’eco disperata
della Legge s’intride
mani di polvere aspra
d’aspro suolo, gli uccisi.