Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: traduzioni

Flavio Ferraro traduce le “Odi” di John Keats

 

 

Flavio Ferraro traduce le Odi di John Keats (Delta 3 Edizioni, Grottaminarda 2021) dando vita a un libro molto elegante e che perfettamente s’inserisce nella sua ricerca poetica stessa: tradurre è, quando questo avviene per precisa scelta e per affinità tra poeti, continuare a “scrivere in proprio”, continuare a tracciare il proprio personale sentiero.
Il lavoro che propongo oggi da Via Lepsius si compone di due parti: una (densa) introduzione firmata da Flavio Ferraro e la sua (cristallina) traduzione delle Odi. Sottolineo che l’intero libro è pensato, a mio modo di vedere, quale servizio reso all’opera amata e ammirata di un poeta altrettanto ammirato e amato – Ferraro “eclissa” la propria poesia e la propria presenza dedicandosi totalmente alla poesia keatsiana, ma, proprio perché così ben riuscito, il suo lavoro è da ascriversi alla scrittura stessa di Flavio e contribuisce ad alimentare l’interesse dei lettori italiani nei confronti del poeta inglese. Leggi il seguito di questo post »

(Segnalibri) Il “Naufragio del Deutschland” tradotto da Nanni Cagnone

 

 

Scheda Deutschland:Deutschland_Scheda

 

 

Nella scrittura (Anna Akhmàtova mentre traduce Giacomo Leopardi)

pierre_tal_coat_aquarelle_163

Un acquerello di Pierre Tal Coat

Rivà la mente al grande fiume ancora,

intatta ancora e volge l’italiano

in russo sulla traccia di grafite

di stellata matita (è l’Orsa, quella

e del rimemorare così come

dell’essere feriti: stare in piedi

davanti a una prigione per vedere

il figlio – se vorranno concederlo).

Ma perché, stanco il corpo e amari gli anni,

seguire ancora il sentiero speziato

delle parole; a che scavare l’ombra

nello specchio cangiante delle lingue?

Ossip non c’è più, ma poetò fino

allo spegnersi delle mani uccise,

perché è anche nelle mani poesia

come il falegname sa, il giardiniere.

Spaurante spazio tra le mani sporche

di parole, di inchiostro, di terrosa

argilla. Tessendo. Intessendo. Immilla

nell’amorosa eco l’ansia e la vita

che finisce, bevuto il vino rosso

nella città assediata. Nuovo assedio

vien posto e si discende nella voce

che ridice il vulcano, il colle, lune

migranti nello sguardo addolorato

del Poeta che cerca il mar da lungi.

Verrà un suono alla favola di questo

marzo incipiente, il suono russo per

una voce italiana e красное вино –

l’ultimo.