Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: Via Lepsius è contro i muri

Appello alla vigilanza antifascista

 

 

Ho il privilegio e la fortuna d’essere in corrispondenza copiosa e pressoché quotidiana con Yves Bergeret; ultimamente discutiamo spesso della situazione politica in Francia, in Italia e in Europa; ebbene, la nostra comune preoccupazione dovuta alla crescita esponenziale dei movimenti di estrema destra, le nostre condivise convinzioni politiche e il nostro comune modo d’intendere l’attività culturale e di concepire la scrittura ci portano ad affermare che bisogna vigilare senza interruzione e opporsi a qualsiasi iniziativa messa in atto da una tale destra xenofoba, violenta, razzista e antiumana; la parola può e deve conservare la forza di difendere e diffondere le idee di democrazia, accoglienza, dialogo, antirazzismo e antifascismo.

A tal proposito Yves mi ha fatto giungere questa mattina un accorato messaggio in cui mi racconta che nell’estate del 1993 lavorava al Centre Pompidou di Parigi e che fu uno dei primi firmatari, al Beaubourg, dell’Appello alla vigilanza nei confronti dell’estrema destra concepito e diffuso da importanti intellettuali francesi e non solo; Yves sottolinea che continua a riconoscersi nei contenuti dell’Appello, specialmente nelle sue affermazioni finali, affermazioni che ancora spiegano e guidano le sue scelte (anche editoriali) fatte durante i suoi interventi in Sicilia e in Mali. Nel corpo del suo messaggio inserisce quanto segue (la traduzione è mia):

 


Une quarantaine d’intellectuels, parmi lesquels figurent Pierre Bourdieu, Georges Charpak, Georges Duby, Umberto Eco, André Miquel, François Jacob, Léon Poliakov, Jean Pouillon, etc., ont publié le 12 juillet 1993 dans «le Monde» un Appel à la vigilance face à l’extrême droite. «Nous sommes, affirment-ils, préoccupés par la résurgence, dans la vie intellectuelle française et européenne, de courants antidémocratiques d’extrême droite. Nous sommes inquiets du manque de vigilance et de réflexion à ce sujet. C’est pourquoi certains d’entre nous ont commencé, depuis le début de 1993, à se réunir régulièrement afin d’échanger des informations et d’approfondir ces questions.»

Le texte ajoute que les idéologues de l’extrême droite «ont entrepris depuis un certain temps de faire croire qu’ils avaient changé. Ils mènent pour cela une large opération de séduction visant des personnalités démocrates et des intellectuels dont certains connus pour être de gauche». Les auteurs de l’appel notent ensuite que cette stratégie de l’extrême droite «profite de la multiplication de dialogues et de débats autour, par exemple, de ce que l’on appelle pour le moins légèrement la fin des idéologies, de la disparition supposée de tout clivage politique entre la gauche et la droite, du renouveau présumé des idées de nation et d’identité culturelle».

Ils rappellent que «les propos de l’extrême droite ne sont pas simplement des idées parmi d’autres, mais des incitations à l’exclusion, à la violence, au crime». C’est pourquoi, affirment-ils, «nous avons résolu de fonder un comité «appel à la vigilance», qui se donne pour tâche de collecter et de faire circuler le plus largement possible toute information utile pour comprendre les réseaux de l’extrême droite et leurs alliances dans la vie intellectuelle (édition, presse, universités)… Nous nous engageons à refuser toute collaboration à des revues, des ouvrages collectifs, des émissions de radio et de télévision, des colloques dirigés ou organisés par des personnes dont les liens avec l’extrême droite seraient attestés».

 

Circa quaranta intellettuali, tra i quali figurano Pierre Bourdieu, Georges Charpak, Georges Duby, Umberto Eco, André Miquel, François Jacob, Léon Poliakov, Jean Pouillon, etc., hanno pubblicato il 12 luglio 1993 sul quotidiano “Le Monde” un Appello alla vigilanza nei confronti dell’estrema destra. “Noi siamo”, affermano preoccupati dal riemergere, nel mondo intellettuale francese ed europeo, di movimenti antidemocratici d’estrema destra, “Noi siamo preoccupati dalla mancanza di vigilanza e di riflessione sul tema. È questo il motivo per cui alcuni di noi hanno cominciato, dall’inizio del 1993, a riunirsi con regolarità per scambiarsi informazioni e approfondire tali questioni”.

Il testo aggiunge che gli ideologi dell’estrema destra “hanno cominciato da qualche tempo in qua a far credere di essere cambiati. Perciò essi conducono una vasta opera di persuasione che ha come obiettivi esponenti democratici e intellettuali tra i quali alcuni sono noti per i propri orientamenti politici di sinistra”. Gli autori dell’appello fanno notare poi che questa strategia dell’estrema destra “approfitta del moltiplicarsi del dialogo e dei dibattiti su quella, per esempio, che viene chiamata per lo meno con una certa leggerezza la fine delle ideologie, la supposta scomparsa di ogni distinzione tra la sinistra e la destra, del presunto rinnovamento delle idee di nazione e d’identità culturale”.

Essi rammentano che “i principi dell’estrema destra non sono semplicemente delle idee fra le altre, ma incitamento a escludere, a praticare la violenza, il crimine”. Questo è il motivo per cui, affermano, “ci siamo decisi a fondare il comitato appello per la vigilanza che si attribuisce il compito di raccogliere e di fare circolare nel modo più vasto possibile ogni informazione utile a identificare le organizzazioni dell’estrema destra e i loro alleati nel mondo intellettuale (case editrici, stampa, università)… Noi ci impegniamo a rifiutare ogni sorta di collaborazione a riviste, opere collettive, trasmissioni radiofoniche e televisive, dibattiti diretti o organizzati da persone i cui legami con l’estrema destra siano comprovati”.

 

Via Lepsius fa proprio l’Appello (che, sottolineo, risale al 1993 – e questo fatto dovrebbe indurci a una riflessione seria) e s’impegna a continuare la propria vigilanza antifascista e antirazzista.

 

  

Per Héctor Oesterheld

 

 

leternauta

 

 

(Un altro sogno sognato in versi)

Dentro la scrittura ho visto Oesterheld
che mi veniva incontro.

Sopra Buenos Aires cominciava a nevicare.

Lo sfiatare delle autoblindo
ammorbando l’aria
sbigottiva le nostre mani
pur pronte a raccontare storie:
ho parlato con un morto,
il saluto è stato una stretta agli avambracci,
il luogo un caffè in riva al Río de la Plata.

La neve, copiosa, tra noi e Buenos Aires.

A Nord la Grande America
assentiva allo sterminio,
stringeva alleanze coi macellai.
“Non tornerò più” mi sussurrò Oesterheld
sfiorando l’orlo della sua tazza di caffè: guardava
il proprio fantasma disfarsi
sulla superficie della bevanda.
“Non abbiamo che le metafore” aggiunse
“fragile forza di figli della terra”.
“Quelli” disse accennando
col capo alla pattuglia in perlustrazione
che si scorgeva oltre i vetri della caffetteria
“quelli hanno la cieca ottusità di chi
non divora biblioteche”.

Vedo Héctor svanire mentre s’addensa qui nella scrittura
il suo ricordo di scomparso
alla luce della terra
risucchiato dentro muri di militare sterminio.

 

 

Héctor Oesterheld è, tra l’altro, lo sceneggiatore di una delle più importanti opere del genere del fumetto, L’Eternauta, che sembra presagire gli anni della dittatura in Argentina; Oesterheld scomparve a La Plata il 21 aprile 1977 e il suo corpo non è mai stato ritrovato.

 

 

Per Roberto Bolaño

 

 

bolano

 

 

(Un sogno sognato in versi)

Dentro la scrittura incontro Bolaño
e mi racconta di quando entrò clandestinamente
in Cile per difendere Allende.
Giostrai di Città del Messico gl’insegnarono
metafisici espedienti per beffare le frontiere.

“Un libro in tasca,
una donna nella mente
e una camicia per tutti i giorni
bastano a respirare il mondo”.

S’abbevera un magro cane
alla ciotola che Bolaño ha posato per terra:
l’andanza d’un randagio
è giusta andanza della scrittura.

“Che cosa vuoi che sappia
un agente della CIA di questa meravigliosa libertà
dentro un bicchiere d’acqua
che bevo e contemplo felice?” dice Bolaño.

“Che cosa vuoi che comprenda un passacarte
della Casa Bianca
inteso a firmare decreti per innalzare muri?”

Ride. Stringe gli occhi Bolaño dietro le lenti.

“Eppure. Eppure anche un passacarte della Casa Bianca
scopa felice con sua moglie
e mangia pesce in un ristorantino in riva al Pacifico”.

Mi fa vedere Bolaño le foto dei giostrai,
un luna park degli anni Settanta,
lo sterrato che non appartiene a nessuno,
la Ford senza motore dove i ragazzi
vanno a fare l’amore.

“Dopo scrivono cartoline sconce ai loro amici
di New York” dice Bolaño
roteando gli occhi. “Lo vedi”
aggiunge “lo vedi che la felicità della gente
non si può recintare” conclude come
canticchiando.