Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Tag: xylella fastidiosa

Mentre eradicano gli olivi

 

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Licantropi di fortuna
sotto caudate stelle e saline.

Tafuri, l’alchimista, li sente
nella campagna ansimare
di pozzi terrosi e menta.

S’aggira il filosofo nella città
oscurata, lo annusano
lontani alla campagna lo chiamano.

Anche lui della razza degli amici
di fortuna porta il sapore della terra
in bocca, il suo palato è terra,
radici le sue mani. Fratello

di fortuna
pelame penne e pinne
si sente vivere suoi
terrosi sensi di licantropo
e pesce e calce e corteccia d’olivo.

 

 

Concatenazioni 8: la scrittura e l’ira

 

 

1. E leggo che la Francia ha bloccato le importazioni di frutta e di verdura dal Salento temendo contaminazioni; e leggo che l’UE ha dato ragione alla Francia; e chiedo che cosa sia stato fatto di concreto, di intelligente, di risolutivo in questi anni in cui la xylella fastidiosa attaccava e sterminava i nostri olivi: nulla.

2. E continueranno le emigrazioni da Sud verso Nord, ancora più numerosi i Salentini lasceranno la loro terra.

3. Che cosa vedono i turisti che di luglio e d’agosto vengono in Terra d’Otranto? Che cosa capiscono di noi?
Nulla.

4. Voi Meridionali siete soltanto bravi a lamentarvi, direte. Non sapete fare altro. – Sarebbe la verità se non fosse che tutto, tutto poggia su di un sistema antiumano, votato esclusivamente al profitto. Andate a chiederlo ai fratelli Greci. Andate a squartare le viscere della nostra storia: e forse capirete.

5. Non è questa l’Europa che volevamo, non volevamo questo.

6. Poi c’è anche chi raderebbe al suolo i campi dei Rom. Ci schiaccereste tutti, come si fa con gli insetti che ripugnano. Siamo insetti che ripugnano. Ma non avete fatto i conti con la nostra lucida ira.

7. Lecce è, in questi mesi, capitale di un contado dove gli olivi, i millenari sapienti, sono minacciati forse dalla xylella, certamente dalla voracità di pescecane del profitto: l’ira mi spinge allora a questo canto angosciato e folle:

Lecce non è un organo di barberia a manovella
che fa balzare festivals dal suo ventre
né soltanto muri roventi di siccità
ma un giro ebbro del sangue
e un sistema non euclideo di piani inclinati:

una cisterna a lato dell’andito, un ballatoio di servizio,
un budello di gradini conducono
all’oltre:

varcano.

Non è sul mare Lecce, ma lo chiama
e gli avvia camionabili:
quando tentò la scrittura prima la mente
e poi il foglio
incontrò         l’acquamadre         l’acquasorella         l’acquamante

seppe (lo seppe
la scrittura imparandolo dall’acqua
e lo seppe
l’acqua fecondando la scrittura) che
due nella Città delle visioni è numero del
moltiplicarsi ma anche del rischio e dell’
inatteso

che l’acqua non sosta ma scorre e discorre
poi s’inabissa
che una tangenziale tesa ad aggirare la Città
non è
più veloce del desiderio
e che proiettarsi verso l’altra sponda acuisce
il bisogno di spazio e di canto.
Non avrebbero altrimenti aperto quel numero
folle di finestre e i vetri sottili come la vita
a rimandare ad occhi avidi il passaggio delle nubi
sopra oliveti e terra rossa.

Piove sangue il Cristo crocefisso in Duomo
come sospeso nell’elevazione della
navata e appeso al buio rigato di fiammelle
viene avanti         viene avanti
mentre i tagli sul corpo grondano acqua salmastra
come dal volto di feriti olivi, offesi, minacciàti, fatti monchi, trascuràti, come
d’ignoranza e smemoratezza irroràti (ma non
ma non dalla loro gente, non dalla gente degli olivi, non
dalla gente che con l’acqua del sudore e pure delle lacrime li ama
e vorrebbe lavarli:
per guarirli).

Accade così che, entrando
e
uscendo da stanze sature di tempo,
entrando e uscendo dal campo visivo di vicoli verticali
come gru di tufo in manovra, quando
si sfinisce di sguardo il camminare,
teso l’orecchio all’ascolto, dentro gallerie di pietra
giunge scintillando l’acqua fino alla Città barocca

salgonosalgonosalgono           per spostamenti di cielo
le ringhiere dei balconi e negli echi ondulatori dell’acqua
l’assetante nostalgia la voce e il vento
sono ancora un giro ebbro del sangue
e un sistema non euclideo di piani inclinati.

8. Ascolto spirare l’angoscia dalle terre di Galatina e di Gallipoli, hanno paura nelle terre fino a Leuca e poi a risalire, dal versante adriatico: che cosa intendono fare? I politici, gli economisti, chiedo, che cosa intendono fare? I mafiosi lo sanno già e sono già all’opera: da gran tempo.

9. Piange la gente degli olivi ed è piangere per le proprie radici millenarie, ora avvelenate e svendute.

10. Fin qui giunge la scrittura. La sua impotenza mi esplode tra le mani. Ma non è finita, sono certo che non è finita.

 

 

Non ditelo ai bambini (di Ilaria Seclì)

 

ulivi

 

 

Contemporaneamente a Le ragioni dell’acqua di Ilaria Seclì Via Lepsius pubblica le accorate, angosciate, irate parole che Ilaria stessa ha fatto giungere fin qui; si tratta della controversa questione relativa alla supposta epidemia di xylella che sta devastando gli oliveti salentini, ma dietro la quale si nascondono interessi economici e politici ben poco chiari, se non criminali; Ilaria scrive sull’onda dell’emozione fortissima suscitata in lei dalla manifestazione spontanea che ha raccolto molti salentini in Piazza Sant’Oronzo a Lecce due sere fa (una cronaca abbastanza equilibrata si può leggere qui ed una riflessione molto ben informata ed articolata sulla situazione dell’ecosistema salentino qui inserendo il termine di ricerca xylella fastidiosa); non posso che essere accanto alla mia gente, sottolineando come, per l’ennesima volta, il profitto ed interessi puramente economici provino a distruggere un territorio, un popolo, una cultura.

Oppure non guarderemo più in faccia i nostri figli.
E i nostri nati torceranno il viso da noi. Considerate. Deportazioni. Sradicamenti. Vite interrotte.
Volontà assassine di pochi a danno dei molti. Interessi. Money money money.
Se vogliamo continuare a guardare i nostri bambini negli occhi, dobbiamo fermarli. Lo gridano in tanti, la voce di Ivano si rompe. La cura più velenosa della malattia.
La terapia avvelena, il profitto avvelena e condanna. O questo o quello. O salute o lavoro.
Dei diritti se ne parlerà a teatro, più tardi, o al cinema. Saranno citati su stanchi e anemici depliants nell’anniversario stanco e anemico dei diritti del cittadino o del bambino. A scuola se ne parlerà sicuramente. Può bastare. Fatevelo bastare, dicono. Non siate patetici, non fate richieste estreme, non è tempo. Bisogna accontentarsi, rassegnarsi. Scegliere il male minore. Magari costruiranno resort, molti resort, campi da golf magari, piscine, parcheggi, centri commerciali. Intanto, pioggia di pesticidi. Ci mancava. Dallo jonio all’adriatico, da Leuca a Lecce. Mangiatene tutti. Bevetene. Courage!
Ma non ditelo ai bambini, vi prego, o capiranno che mondo è questo. Non diteglielo. Lo scopriranno. Facciamo che vivano in pace almeno quel po’ di paradiso politico che ci è concesso. Come quel 6 nei tempi d’oro delle occupazioni. Prima degli altarini, degli inguacchi, delle connivenze. Prima delle multinazionali. Prima delle cose che vanno come vanno.
Da maggio, e per decreto regionale. Vendola se ci sei batti un colpo, ma non di grazia, grazie. Non c’è, prego. Maggio, Madonna della Coltura. Madonna dell’Agricoltura. Ora pro nobis. Quale coltura senza ulivi. Quale cultura. Quale storia. Quale economia. Parlavate dal finestrino del treno e già sibilavano voci familiari. L’attesa si faceva stringente, acuta, soffocava proprio alla fine del viaggio. Sempre voi i primi a salutare. Qualcuno cantava felice e impaziente: l’arbuli te ulia, l’arbuli te ulia! Ci nu toccu, quandu se rria?
Maggio. Pioggia di pesticidi. Imidacloprid, Buprofezis, Dimetoato, Deltametrina, Lambda cialotrina, Etofenprox e Clorpirifos metile. Bombardamenti atomici bombardamenti chimici. Sì, sto quasi esagerando. Morti veloci morti lente. 6 agosto 1945 ore 8:15. Ci mancava. Imidacloprid, Buprofezis, Dimetoato, Deltametrina…
I nomi degli orchi del terzo millennio sono spaventosi. Vi prego, anche questi, nascondeteli ai bambini o finiranno ogni notte nel vostro letto terrorizzati. (Considerate se questo è un uomo). Undicesimo comandamento: combattere mammona, i suoi paladini, le sue strategie criminali. Undicesimo comandamento: salvaguardare la Casa accudire la Terra. Tutta quella fuori dal vostro civico, dal vostro televisore o schermo. È tanta. E fragile. È l’unico patrimonio che abbiamo. Unica eredità. Quella dei vostri figli e dei nipoti, dei figli dei vostri figli. Nient’altro ha valore senza questa priorità. Perché senza questa priorità non c’è vita. Già numeri e percentuali mettono più che ansia. Non mettiamoci il carico. Non è una partita a briscola. Ma una partita a scacchi sì, settimo sigillo, partita con la morte. A lei non serve sapere, si sa. A noi serve preservare, curare, tenere, proteggere. VIVERE.
[Ve lo prometto, vi giuro che vi guarderò più spesso. Anzi, sempre, sempre. Vi dirò che siete belli, lucori di goccia al sole che acceca. Non betulle, abeti di favole e montagne, no, siete belli voi, voi, argentate chiome, olio sul pane della nonna, oro. Lari. Lari. Non abbandonateci. Si scuce il nome dalla carne, il sangue dalle vene. L’amore fa miracoli. Verrà maggio e starete meglio, rinascerete. Lo vogliamo tutti, guardate, sentite. Almeno tutti gli abitanti di questa terra. I contadini sanno, useranno calce, rimedio antico, altro che mostri. La terra ha medicine per ogni malanno, il resto è del diavolo. Questa terra strana che troppo fa parlare di sé. Qualcuno ne è ghiotto. Sarà questo? Sarà che vogliono ancora colonizzarla? Resort e resort per divi e miliardari? Defenestrati i Lari, defenestrate le statue vive e sacre. Terrorismo a terrorismo. Uno bieco e l’altro subdolo. Come violare culle, prosciugare mari, piallare montagne. Ma non temete, non preoccupatevi, ci siamo noi. Vi amiamo. Ieri in piazza dicevano dovranno passare sul nostro cadavere. Sì, è gente che lo fa. Non molla. Vi amiamo, non vi abbandoniamo. State tranquilli. Vi guarderemo e vi cureremo con l’amore. L’amore fa miracoli e vi salverà].
Amore e cura. Amore e attenzione. I vostri 30 denari per la vita. Più di 30 sì. E molte più di 30 le vite in gioco. Le prigioni sono orfane di assassini. Perché il mondo è pieno di assassini che hanno le mani pulite. Non ditelo ai vostri figli, non ditelo ai bambini. O penseranno che i malvagi non sono più riconoscibili, e verranno nel vostro letto, terrorizzati. E non si fideranno più di nessuno. Maggio. Pioggia di pesticidi per decreto regionale. Imidacloprid, Buprofezis, Dimetoato, Deltametrina, Lambda cialotrina, Etofenprox e Clorpirifos metile.
[Proprio ora che ho imparato ad amarti. Proprio ora che ho scelto te. Terra secca e rossa, orfana di fiumi. Proprio te. Stavi diventando una principessa ed ecco spuntare l’orco. Ci risiamo! Sempre la stessa storia. L’unica cosa che lega favola a realtà. Abbiamo già tanti orchi nelle falde acquifere. Tanti nell’aria. Giocate a hai fatto 30 e fai 31? Non è un bel gioco].
[Ma voi siete belli, ce lo ricorderemo più spesso, ve lo promettiamo. Voi, oro a tavola, ambrosia, nettare degli umani in terra magica. Siete belli, eserciti donchisciottiani di diamanti al sole. Vi cureremo. A maggio sarete bellissimi.
A maggio sarete sani]

 

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