Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Mese: settembre, 2019

Il silenzio a Port-Royal

 

 

Talvolta Monsieur d’Ivry rimproverava sé stesso: non aveva saputo confrontarsi col mondo, con la sua parte di bruttezza e di violenza. Lo aveva fuggito.
«E tuttavia questi giovani ci cercano, benché ci siamo separati dal mondo», osservò un giorno Monsieur d’Angeois.
Non si sfugge al mondo, è certo: ma è possibile mutare il proprio modo di stare in esso.
Ricordi? λάθε βιώσας – disse a sé stesso Monsieur d’Ivry: riduci il tuo nome a impercettibile soffio d’aria e pensati lievito silenzioso e nascosto.
Rimane, tuttavia, un dubbio: che pensarsi lievito sia, anche questo, un atto di superbia.

 

Desinare da soli, in silenzio. Meditare ogni boccone di parco cibo. Un bicchiere di vino. È silenzio il bicchiere mentre viene posato sulla tavola.

Desinare insieme con i commensali. La conversazione, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è il silenzio quando s’esprime nella forma dell’amicizia e della familiarità.

 

 

 

È il silenzio lo scrittore supremo.

 

 

 

 

 

 

Il silenzio a Port-Royal

 

 

Ritirarsi dal mondo: sottrarsi al mondo: spogliarsi del mondo (e del proprio nome).
Monsieur d’Ivry, alla sua spinetta puramente mentale, compose un requiem dolcissimo modulato su un tempo lento e sereno.
Il giorno dopo, all’alba, bussando alla soglia della sua stanza, un giovane, balbettando per la vergogna, gli chiese d’impartirgli lezioni di grammatica.
Monsieur d’Ivry capì che il mondo veniva a cercarlo: non il mondo rumoroso, vanesio, superficiale che aveva rifiutato, ma il mondo silenzioso di quel giovane.
Comprese che traverso l’insegnamento della grammatica egli stesso avrebbe potuto apprendere il silenzio.

 

Desinenze, prefissi e suffissi; apofonie, declinazioni e coniugazioni; così si articola il silenzio, dovendo la parola abitarlo: così come la musica.

 

 

 

Il silenzio a Port-Royal

 

 

Ma evitare ogni contatto confliggeva con la natura umana e anche con la naturale gentilezza che i solitaires meritavano.
Forse Monsieur d’Ivry avrebbe dovuto decidersi a parlare con qualcuno dei suoi dubbi religiosi.

 

Presenza della stanza: sono la porta e la soglia a identificarla, corrispondenza tra dentro e fuori, tra chiuso e aperto.
La finestra è la cesura necessaria nella compattezza del muro per fare della stanza non cella di prigione, ma luogo del pensare.

 

Il silenzio non è assenza del suono (o del rumore) – è lo stato di grazia della mente che, arrendevole al ritmo del mondo (notte e giorno, freddo e caldo, sistole e diastole, inspirazione ed espirazione, chiuso e aperto, prima e dopo), genera il pensiero.

 

 

 

Il silenzio a Port-Royal

 

 

Monsieur d’Ivry compose angosciate fughe pensando alla cosiddetta storia, quel macellaio di vite umane.
Meditava sulla morte in battaglia di suo figlio: il pensiero di Dio, della Sua immanenza nella storia umana, lo spingeva all’eresia e all’apostasia: Dio non c’è nella cosiddetta storia, affatto lontano e indifferente.
Cominciò a evitare ogni contatto con gli altri solitaires – non per sé, ma per rispetto nei loro confronti: essi fervidamente credevano, fiduciosi Gli si abbandonavano, assorti nelle Scritture pregavano.

 

Perché, allora, rimanere a Port Royal?
– perché era una comunità etica: Monsieur d’Ivry aveva avuto modo di conversare con Madame de Seurat e con Monsieur d’Angeois, con Monsieur de Clichy… tutti avevano saputo rinunciare all’amore per sé stessi, spogliato il proprio nome da ogni vanità: avvolgendolo nel silenzio.

 

 

 

Il silenzio a Port-Royal

 

 

A Port Royal des Champs si disfacevano le vanità mondane.
Monsieur d’Ivry aveva imparato a comporre musica su una spinetta puramente mentale: immobile per ore componeva e suonava nella stanza della sua mente.
Nessuno avrebbe ascoltato mai quelle musiche: il senso di tutto questo risiedeva nel fatto che una mente umana, cachée dans l’invisibilité du silence, sottraendosi a ogni vanità, raggiungeva il culmine delle proprie capacità.

È il silenzio a garantire la parola perché è preparazione, ascesi, rasciugamento il silenzio.
Bisogna sempre rasciugare le ridondanze, gli abbellimenti, il posticcio.
Disciplina di studio e di meditazione occorre, necessarissima.
Prae-parare è affine a coltivare (colĕre), curare, attendere.
Qualora occorresse si abbandoni tutto il luogo al silenzio (dagli appunti di Monsieur d’Ivry).