Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti, visioni

Categoria: scritture

Paolo Ottaviani per Dante Alighieri

Paolo Ottaviani fa dono a Via Lepsius di un suo sonetto dedicato a Dante Alighieri, confermando quanto viva e feconda sia la presenza del Fiorentino fin dentro i nostri giorni, sommessamente rivelando quanto la propria voce poetica, elegante e raffinata, architettura di pensiero e di partecipazione emotiva, direi filialmente si senta legata a chi ha cercato e trovato, già all’origine, una vita nova nella lingua e nella poesia  :

 

labirinto_lucca

 

Nel gioco dei bagliori

“Harum quoque duarum nobilior est vulgaris…quia
naturalis est nobis, cum illa potius artificialis existat.”
Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia
 

L’arte del dire parole per rima

si andava componendo lentamente

tra i ruderi fecondi la tua lima

diverse lingue vive nella mente

 

e più sul labbro riplasmava prima

che il ritmo o il suono muti tra la gente

la parola nel verso si sublima

incastonata in lotta contro il niente.

 

E dall’esile storia di un amore

nel gioco dei bagliori degli sguardi

una fanciulla che ammirasti in chiesa

 

e in quel soave sonno dal signore

Amore presa il tuo cuore tra dardi

di fuoco divorò per più alta ascesa.

Ingeborg Bachmann: Harlem

 

 

Harlem

Von allen Wolken lösen sich die Dauben,
der Regen wird durch jeden Schacht gesiebt,
der Regen springt von allen Feuerleitern
und klimpert auf dem Kasten voll Musik.

Die schwarze Stadt rollt ihre weißen Augen
und geht um jede Ecke aus der Welt.
Die Regenrhythmen unterwandert Schweigen.
Der Regenblues wird abgestellt.

(aus: Anrufung des großen Bären, 1956)

 

Harlem

Le doghe delle nubi si dissolvono,
setacciata la pioggia nei cavedi,
balza la pioggia dalle scale antincendio
e strimpella sul casermone colmo di musica.

La città nera rotola i suoi occhi bianchi
ed esce dal mondo a ogni angolo.
Nei ritmi della pioggia s’infiltra silenzio.
Il blues della pioggia s’interrompe.

(A. D. Via Lepsius)

 

 

 

 

 

Seguire

 

Pierre Tal Coat: Vol d’oiseaux I, 1959, litografia.

 

Sommessamente seguire tracce, segnali minimi, bagliori improvvisamente accesisi. Costruire una poetica (un’etica)  dell’attenzione, della pazienza.

 

 

 

 

 

Scrittura e mondo: leggendo un libro di Massimo Morasso

 

 

Sono tre i motivi per i quali scrivo qui del libro L’amore, il silenzio e la bellezza nella poesia di ogni tempo e paese (AnimaMundi Edizioni, Otranto 2020): per la stima che nutro nei confronti della scrittura di Massimo Morasso, per il pregio del libro in questione e per il piacere che mi procura il fatto che proprio una Casa Editrice salentina, animata da entusiasmo e forza progettuale, ne abbia consentito la pubblicazione.
Dico subito che – al di là del titolo che potrebbe trarre forse in inganno facendo pensare a un (noioso) manuale o a un (altrettanto noioso) catalogo-antologia – queste pagine sono, invece, un’ulteriore, convincente tappa della scrittura di Massimo Morasso: si continua infatti qui una ricerca che perfettamente comprendo e condivido, orientata com’essa è a trovare ritmi di scrittura che non si rinchiudono in “generi” precostituiti, ma, nutriti delle migliori voci poetiche e filosofiche del passato e della contemporaneità, sanno armonizzarsi fino a dare vita a queste pagine le quali, partendo ognuna da pochi versi di autori molto amati e molto studiati, si articolano, modellandosi sull’esempio della kleine Form, in passaggi meditanti, passaggi lirici, passaggi sentenziosi. Leggi il seguito di questo post »

Via Lepsius: Sul concetto di “scritto”

 

Pierre Tal Coat: Comme si en marche (acquaforte e acquatinta, 1980).

 

Da gran tempo penso ai miei testi in termini di “scritti”, il che significa per me che li penso paesaggi della scrittura all’interno dei quali vengano a sciogliersi i confini tra poesia e prosa, tra testo d’invenzione e saggio, tra ritmo lirico e ritmo narrativo o speculativo.
Ogni “scritto” ha, nello stesso tempo, ambizioni d’eleganza stilistica e di rigore ermeneutico, d’inventività fantasticante e immaginativa e di disciplina di studio.
Uno “scritto”, essendo già di per sé paesaggio, si dispiega nella sua molteplicità di aperture e di soglie, è esso stesso continuamente soglia tra due o più spazi-paesaggio e, al proprio interno, possiede numerosi punti di transito con l’esterno (soglie permeabili e mobili, appunto).
Il gruppo di “scritti”, poi, si dà a vedere quale costellazione di tali paesaggi della scrittura, caratterizzati da emersioni e ri-emersioni d’idee, immagini, fatti, nomi e altrettanto ricchi di rimandi, accenni, allusioni, anticipazioni, perché dev’essere la vitale mobilità del pensiero, il pensiero nella sua necessaria mobilità a trovare nei diversi “scritti” la propria (mai definitiva, però) attuazione.
Ogni “scritto” dev’essere infatti una modulazione del respiro, e l’intendo in senso sia letterale che metaforico, così che ogni “scritto” presuppone e prepara il successivo, è paesaggiopaesaggi) in fase d’inspirazione e, al contempo, d’espirazione, è scrittura che cerca la propria durata – e non in senso temporale, bensì nel senso di ritmica del pensiero e di venuta a esistenza di quel medesimo pensiero il quale, di conseguenza, si articola, si dispiega, magari anche si contraddice o nega, ma sempre si muove e trascolora e screzia.
Ogni “scritto” è, dunque, un’andanza dentro il paesaggio ch’esso, pure, è, e queste andanze, scaturite ognuna per gioia intima ch’è sostanza stessa del pensiero, si possono chiamare anche stanze o sentieri di un poema in fieri, di un canto che inizia là dove inizia il respiro.