Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Categoria: scritture

Oscena la storia

 

 

se solo anch’io trovassi un orecchio per terra” (Domenico Brancale, da Per diverse ragioni)

1.

Manipolava tra le dita un alfabeto di soli –
l’aveva imparato carezzando
con gli occhi ogni sasso
la cui infanzia
aveva lentezze di treni
e pieghe di quaderni.

Occasionalmente si perdeva per giorni
(è questa l’eresia)
complice il vento che,
figliato dal polmone della montagna,
vortica stelle danzanti.

2.

Che cos’è una casa? Un punto di silenzio perché la lingua lì non sa dire e un punto di scrittura che innestandosi sulla carta tenta, comunque, di dire. Casa è un letto, una sedia, uno sguardo ch’è soglia, una tecnica a posare grumi di respiro sulla superficie verticale della visione.

3.

Vincent
non cessa di chiamare
con la voce della notte
e mistral –
la questione è che veniamo
interpellati
e interrogati
da chi, l’œuvre
innestata nell’osso del sasso,
ci ha preceduti.

L’orto del casellante
alla curva del fiume –
la sedia impagliata sotto la tettoia
è la non soddisfatta attesa.

4.

La storia,
oscena per stragi
e atti violenti di potere,
striscia col passo vile dei cagoulards:
non abbiamo bestemmiato il nome dell’arte
per addivenire a questo,
non abbiamo reciso il lobo
dell’orecchio
perché il treno, alla stazione,
raccogliesse le bare degli assassinati.

Volevamo altro, vogliamo altro.

(a Carlo e Nello Rosselli, in qualche modo).

 

 

Trotula De Ruggiero

 

 

Il sole, cibo del pensiero, scorre
per le membra
che suggono piacere d’essere
vive.
Ascoltiamo le voci e i canti
del mercato.
Sarà gioia
il desinare –
assaporare sul palato
cibi colmi di sole e parco
vino.
La mano,
nel guidare la penna,
si vede bella, si coglie
libera,
si slancia in un volo
sul porto e sul mare
sul mare e sul porto.
Gli occhi, che la seguono,
intuiscono sotto l’azzurro
le migrazioni favolose
dei pesci,
quello spostarsi nel ventre
dell’acqua
a disseminare uova di vita
e cicli di stagioni.
Ogni atomo del mio corpo
eguale
agli atomi che sostanziano
la terra.
Aver cura del corpo
aver cura della terra.
E scalzi, sentirsi scalzi
anche quando si hanno le scarpe
ai piedi
e stare (il corpo sta,
la mente sta)
sulla pelle della terra:
essere gravidi
di terrestrità.
Attraversare la città
dai capelli di rara pioggia,
aver lavato con acqua
pura
il corpo
averlo profumato d’aromi
terrestri
per traversare la città
delle cisterne poliglotte,
ché l’acqua viene,
sale, affiora
o scende e filtra
dai luoghi dell’espandersi:
il cielo, il vulcano, il mare
e parla
e scorre nella gola
delle molte genti
dalle molte lingue.
Sono luce gli orti,
le vigne
che vedo nell’andare
da qui alla schola –
sta inabissata la sapienza
nelle loro zolle attende
il tempo
del sorgere dentro la mente:
mi sillaba
speziata di radici e stelle
la maieutica a festeggiare
il corpo, la vita.
Ci sono cammini verdi
a guidare i pensieri degli alberi
e cammini di porpora
per il dispiegarsi della parola
e cammini aerei per la libertà
del gabbiano che approda sugli spalti
del Duomo.
Li percorro tutti
ogni giorno:
lungo di essi incontro persone
(chiedono guarigione).
Le mie mani, che
il loro corpo toccano, toccano
talvolta nodi durissimi
di tristezza
o di esclusione e violenza.
C’è spesso un ingiusto carcere
che rinserra le menti,
i corpi,
odore di fuliggine negli abiti
ferite delle cinghie
sui fianchi.
Ne rammento con scrupolo
tutti i nomi,
hanno ciascuno un nome
quei corpi offesi
una storia e un viso:
sono menti, sacre
menti umane.
E mi chiamino pure i disonesti
“ignorante levatrice” –
il cosmo del corpo
non si lascia decifrare
dall’ottusa querula superbia
dei beccai.
Medicina
non è soltanto
arte di sanare.

 

 

La carissima Maria Grazia Insinga mi segnala questa prosa di Sofia  Demetrula Rosati dedicata a Trotula – prosa che non conoscevo e nella quale rivedo molto di quanto ho cercato di esprimere nei miei versi; bellissimo il ritmo del racconto, tanti gli elementi illuminanti e suggestivi.

 

 

Braccianti di Puglia

 

 

 

… in questi giorni guardo la mia scrittura e guardo le persone che mai l’incontreranno: non ha tempo né voglia la bracciante schiavizzata nei campi di Puglia di leggere le mie elucubrazioni architettate in testi di sapiente rettorica. E la mia scrittura, continuando a dispiegarsi anche qui, anche adesso rigo dopo rigo, accade proprio mentre braccianti schiavizzate vengono umiliate nei campi della dolce Puglia dove il bel mare attende migliaia di turisti innamorati delle orecchiette e degli spaghetti con pomodoro e cozze. E mi vergogno di questa scrittura così inutile e tanto vanesia, io nipote di contadini che conobbero il fascismo e la guerra e la grande speranza degli anni seguenti: e che la Puglia sarebbe diventata altro, non questa terra d’accampamenti di schiavi, non queste cisterne colme di veleni, non lo stesso binario, sempre lo stesso dell’emigrazione – e guardandoti, o mia scrittura, voglio che tu, almeno, non contrabbandi per vere le tantissime menzognere cartoline dalla Puglia , e pretendo che tu, vergognandoti di te stessa, cerchi uno sguardo consapevole e diretto – anche se mai ti leggeranno la bracciante sfruttata, il migrante impaurito, il negoziante taglieggiato …

 

 

Del mondo, della lingua

 

Thomas Ruff: “m. d. p. n. 33”

 

entrava nella lingua
tentando di dire il mondo da lì:
gli ripugnava subirlo –
galleggiarvi dentro per improvvisi
inconsapevoli spasmi –
per immeditati gorghi di percezioni.

distanziare il mondo da sé
e dirlo
continuamente riorganizzando
il paesaggio della lingua
la quale non fa presa sul mondo

ma ne sta
contemporaneamente
dentro e fuori.

 

 

Appello alla vigilanza antifascista

 

 

Ho il privilegio e la fortuna d’essere in corrispondenza copiosa e pressoché quotidiana con Yves Bergeret; ultimamente discutiamo spesso della situazione politica in Francia, in Italia e in Europa; ebbene, la nostra comune preoccupazione dovuta alla crescita esponenziale dei movimenti di estrema destra, le nostre condivise convinzioni politiche e il nostro comune modo d’intendere l’attività culturale e di concepire la scrittura ci portano ad affermare che bisogna vigilare senza interruzione e opporsi a qualsiasi iniziativa messa in atto da una tale destra xenofoba, violenta, razzista e antiumana; la parola può e deve conservare la forza di difendere e diffondere le idee di democrazia, accoglienza, dialogo, antirazzismo e antifascismo.

A tal proposito Yves mi ha fatto giungere questa mattina un accorato messaggio in cui mi racconta che nell’estate del 1993 lavorava al Centre Pompidou di Parigi e che fu uno dei primi firmatari, al Beaubourg, dell’Appello alla vigilanza nei confronti dell’estrema destra concepito e diffuso da importanti intellettuali francesi e non solo; Yves sottolinea che continua a riconoscersi nei contenuti dell’Appello, specialmente nelle sue affermazioni finali, affermazioni che ancora spiegano e guidano le sue scelte (anche editoriali) fatte durante i suoi interventi in Sicilia e in Mali. Nel corpo del suo messaggio inserisce quanto segue (la traduzione è mia):

 


Une quarantaine d’intellectuels, parmi lesquels figurent Pierre Bourdieu, Georges Charpak, Georges Duby, Umberto Eco, André Miquel, François Jacob, Léon Poliakov, Jean Pouillon, etc., ont publié le 12 juillet 1993 dans «le Monde» un Appel à la vigilance face à l’extrême droite. «Nous sommes, affirment-ils, préoccupés par la résurgence, dans la vie intellectuelle française et européenne, de courants antidémocratiques d’extrême droite. Nous sommes inquiets du manque de vigilance et de réflexion à ce sujet. C’est pourquoi certains d’entre nous ont commencé, depuis le début de 1993, à se réunir régulièrement afin d’échanger des informations et d’approfondir ces questions.»

Le texte ajoute que les idéologues de l’extrême droite «ont entrepris depuis un certain temps de faire croire qu’ils avaient changé. Ils mènent pour cela une large opération de séduction visant des personnalités démocrates et des intellectuels dont certains connus pour être de gauche». Les auteurs de l’appel notent ensuite que cette stratégie de l’extrême droite «profite de la multiplication de dialogues et de débats autour, par exemple, de ce que l’on appelle pour le moins légèrement la fin des idéologies, de la disparition supposée de tout clivage politique entre la gauche et la droite, du renouveau présumé des idées de nation et d’identité culturelle».

Ils rappellent que «les propos de l’extrême droite ne sont pas simplement des idées parmi d’autres, mais des incitations à l’exclusion, à la violence, au crime». C’est pourquoi, affirment-ils, «nous avons résolu de fonder un comité «appel à la vigilance», qui se donne pour tâche de collecter et de faire circuler le plus largement possible toute information utile pour comprendre les réseaux de l’extrême droite et leurs alliances dans la vie intellectuelle (édition, presse, universités)… Nous nous engageons à refuser toute collaboration à des revues, des ouvrages collectifs, des émissions de radio et de télévision, des colloques dirigés ou organisés par des personnes dont les liens avec l’extrême droite seraient attestés».

 

Circa quaranta intellettuali, tra i quali figurano Pierre Bourdieu, Georges Charpak, Georges Duby, Umberto Eco, André Miquel, François Jacob, Léon Poliakov, Jean Pouillon, etc., hanno pubblicato il 12 luglio 1993 sul quotidiano “Le Monde” un Appello alla vigilanza nei confronti dell’estrema destra. “Noi siamo”, affermano preoccupati dal riemergere, nel mondo intellettuale francese ed europeo, di movimenti antidemocratici d’estrema destra, “Noi siamo preoccupati dalla mancanza di vigilanza e di riflessione sul tema. È questo il motivo per cui alcuni di noi hanno cominciato, dall’inizio del 1993, a riunirsi con regolarità per scambiarsi informazioni e approfondire tali questioni”.

Il testo aggiunge che gli ideologi dell’estrema destra “hanno cominciato da qualche tempo in qua a far credere di essere cambiati. Perciò essi conducono una vasta opera di persuasione che ha come obiettivi esponenti democratici e intellettuali tra i quali alcuni sono noti per i propri orientamenti politici di sinistra”. Gli autori dell’appello fanno notare poi che questa strategia dell’estrema destra “approfitta del moltiplicarsi del dialogo e dei dibattiti su quella, per esempio, che viene chiamata per lo meno con una certa leggerezza la fine delle ideologie, la supposta scomparsa di ogni distinzione tra la sinistra e la destra, del presunto rinnovamento delle idee di nazione e d’identità culturale”.

Essi rammentano che “i principi dell’estrema destra non sono semplicemente delle idee fra le altre, ma incitamento a escludere, a praticare la violenza, il crimine”. Questo è il motivo per cui, affermano, “ci siamo decisi a fondare il comitato appello per la vigilanza che si attribuisce il compito di raccogliere e di fare circolare nel modo più vasto possibile ogni informazione utile a identificare le organizzazioni dell’estrema destra e i loro alleati nel mondo intellettuale (case editrici, stampa, università)… Noi ci impegniamo a rifiutare ogni sorta di collaborazione a riviste, opere collettive, trasmissioni radiofoniche e televisive, dibattiti diretti o organizzati da persone i cui legami con l’estrema destra siano comprovati”.

 

Via Lepsius fa proprio l’Appello (che, sottolineo, risale al 1993 – e questo fatto dovrebbe indurci a una riflessione seria) e s’impegna a continuare la propria vigilanza antifascista e antirazzista.