Via Lepsius

concatenazioni, connessioni, attraversamenti

Mese: febbraio, 2016

Concatenazioni 10: orizzonti di scherno.

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Strutture portuali ad Amburgo.

 

1. Non ho bisogno di padri più o meno adottivi. So camminare da solo.

2. Un lavoro caparbio sulla lingua, un vedere traverso la lingua; consapevolezza dell’inscalfibilità di quello che chiamiamo “il reale” e la lingua per dirne la violenza, l’inumanità.

3. Eliminare lo psicologismo, guardarsene bene e detestarlo.

4. Infantilismo di chi argomenta soltanto per battute di spirito, di chi cerca le frasi ad effetto.

5. Poesia da sartini stile Ottocento romantico.
“Che bella! Che emozione! Che bravo! 😉 ”
Poesia da sartine stile romantico Ottocento.

6. Dicono che un “post” debba essere breve, adatto ai ritmi veloci della “rete”.
Non m’interessano i ritmi della rete, ma il lettore: ce ne saranno ancora due o tre che si soffermano, leggono, assaporano il tempo lento della lettura, mettono da parte, vi ritornano dopo qualche tempo.

7. Fecondità della solitudine, dello starsene appartati.

8. Si ascolta con la necessaria concentrazione e attenzione durante i festival letterari, durante le presentazioni dei libri?

9. Sconcerta la limitatezza d’orizzonte di molti poeti. I loro lavoretti ne sono la logica conseguenza.

10. La scrittura non mima né descrive il reale; ne costituisce invece la polemica presa di coscienza e di distanza.

11. La scrittura è coscienza della profondità storica del linguaggio; in tal senso essa sa prendere le distanze dal reale e contrapporglisi quale luogo della coscienza critica, luogo altro.

12. È una tentazione l’eremitaggio? No: è necessità (è aria, acqua, parco cibo).

13. Concordo con Nanni Cagnone e con Alessandro Ghignoli: la lingua che abbiamo a disposizione per la poesia è ormai millenaria; stoltezza appiattirla sugli ultimi decenni.

14. Una scrittura in polemica con le idées reçues, orgogliosamente contrapposta alla criminale sciatteria del linguaggio della televisione, di internet, dei romanzi dal successo planetario.

15. Il testo quale luogo per difendersi dalla violenza del reale. Luogo altro rispetto al reale, ma non fuga dal reale, bensì sua puntigliosa critica.

16. Scomparire, diventare per il lettore solo il testo: tutto il resto (biografia, desideri, bizze) non conta.

17. Una scrittura che con il suo stesso esserci contraddica la volgarità imperante e l’assenza di vita spirituale in molte esistenze. Una poesia non programmaticamente contro, ma naturaliter contro, la quale, attuando la bellezza, mostri il mondo masticato e rimasticato dal brutto, rivendichi all’umano il diritto di esistere.

18. Dal momento che bisogna difendersi da orizzonti di scherno.

 

 

(Segnalibri) “Agamemnon/Agamennone” di Nanni Cagnone

 

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(Segnalibri) “Paesaggio con viandanti” di Marco Ercolani e Massimo Barbaro

 

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Un libro bellissimo, contemporaneamente aereo e profondo; una prosa capace di esaltare la bellezza già insita nella lingua italiana; un dialogo amicale e intellettuale limpido e luminoso e proprio per questo capace di spalancare abissi d’ ombra.

 

E, per continuare, ecco un sentiero altrettanto luminoso e irrinunciabile: System error. Apofatie, aplografie…

 

 

Un saluto per Yves Bergeret

 

Baptistère Saint-Jean

 

In questi giorni Yves Bergeret è impegnato con il più recente dei suoi progetti: un emozionante dialogo tra la sua parola scritta (che sempre è, per lui, inscindibile dalla parola orale), i suoi segni grafici e figurativi e lo spazio; lo spazio è, stavolta, quello arcaico e modernissimo del Battistero di San Giovanni a Poitiers.

Da questo spazio-e-volontà-di-parola che è Via Lepsius rivolgo a Yves un caloroso augurio di buon viaggio e buon lavoro, che si compia anche questa volta traverso di lui e grazie a lui un atto d’arte e d’umanità, d’umanità e d’arte contemporaneamente.

In una sua recentissima corrispondenza Yves mi ha fatto giungere le seguenti parole di René Char: “Obéissez à vos porcs qui existent; je me soumets à mes dieux qui n’existent pas”, riferendosi anche al suo atteggiamento di uomo libero e di artista che talvolta è costretto a scontrarsi con resistenze meschine e miopi, ma che, con un senso totale della propria indipendenza, crede nei propri progetti e nell’etica della bellezza.

De mon côté, cher Yves, je vous souhaite que se réalisent vos désirs les plus purs et les plus hauts et moi aussi je vous salue en vous adressant d’autres mots de René Char que j’aime d’une façon très particulière: “Dans nos ténèbres, il n’y a pas une place pour la Beauté. Toute la place est pour la Beauté”.

 

poitiers

 

Carnet de la langue-espace

Yves Bergeret sulla Dimora del Tempo sospeso

 

 

Il circo e le nuvole (5)

 

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M’avvincono gli sterrati dove
fanno naufragio automobili
in demolizione
o si fermano circhi fuori moda e fuori stagione.

La vita degli operai del circo
(che sono anche meccanici ed elettricisti)
ci rimane ignota e nascosta.

È enigma il perché qualcuno
sempre ripari l’asmatico Tube Citroën del ’53
che ha un nome di donna
e percorse le strade della Baixa con la réclame
del Circo delle Nuvole sulle fiancate.

Miles, trombettista croato, passeggiava curioso
tra botteghe di calzolai e pasticcerie
venendosene la sera a guardare i clown e i giocolieri
e i trapezisti sotto il grande tendone, montagna sacra.

E se guardo i vagoni fermi per anni
fuori delle stazioni
penso alla solitudine dei circhi dopo lo spettacolo
alla tromba di Miles che ancora ci salva
e a una vecchia Citroën dove abitano

le nuvole dell’immaginazione.

 

* * * * * * * * * *

 

(Miles professore croato è l’attacco del primo verso di Musica di Cristina Annino, in quel capolavoro che è Madrid;
nell’estate del 1953 Nicolas De Staël intraprende un viaggio fino in Sicilia a bordo di un “Tube Citroën H”).